Il corpo nella rete
blog saltuario e aperto a contributi
diretto da Freddy Torta


Frammenti
 
come sta il corpo nella rete?
vive nuove opzioni vitali
o-e ne è imprigionato?
quanto e quando?
il corpo siamo noi...

 

Frammenti

 

Mappa collegamenti

Questi frammenti fatti di poche parole e associati ad un'immagine, mirano ad attrarre ognuno verso le proprie aree d'interesse, sulla base delle proprie coordinate emozionali e cognitive.

La Mappa collegamenti di ogni frammento, come anche quella alla fine di altri testi, intende consentire un approfondimento graduale, attraverso i vari passaggi suggeriti e a quelli che il lettore stesso potrà intuire.

cecinestpasunepipe
Questa non è una pipa
e non è banale
meditare
ancora oggi e una volta di più
sull'incantesimo virtuale...
 

 

Mappa collegamenti

 

 

 se ci mettiamo in vetrina

proprio noi

che facciamo da specchio...

penso... 

potrebbe diventare un controsenso

 

 

 

L'apparenza inganna
e nella rete si può apparire
giocando la presenza...

 

Mappa collegamenti

Taglia e cuci…un tempo ci voleva tempo…
Oggi è un momento, un attimo digitale.
Nella rete c’è tutto…acchiappalo ed è tuo…
Può perdersi il pensiero...quello che sta più in fondo.
I “grandi” pensatori si copiano e s’incollano,
i riflettori su di loro…
ci rimane qualche tweet indotto,
le immagini allo specchio di Facebook,
il dinamismo whatsapp…
impulsi sacrosanti…
piccoli ponti che ci tengono insieme.
Ma tu che copi e incolli cosa  pensi?

 

Mappa collegamenti


con le immagini
si immagina
la realtà
...
 

 

Mappa collegamenti

Immagine da un dipinto di Riccardo Orlando per  "L'ISOLA FELICE", Freddy Torta, Silvia Editrice 2005 

https://www.freddytorta.com/scritti/libri/3-l-isola-felice

 

mercoledì 20 novembre alle ore 21 alla Casa della Cultura di MIlano:

Enrico Finzi e Freddy Torta dialogheranno sul tema RIAPPROPRIARSI DI SE'

un confronto tra l'approccio dello Human Tuning e dell'Analisi Bioenergetica

aperto al dialogo con i presenti

 

 

    La vita ridotta

Viviamo ridotti... tendenzialmente unidirezionati.
La cultura dominante, attraverso la famiglia, la scuola

e l’organizzazione sociale del lavoro e del tempo “libero“,

ci indirizza verso una vita che tende a trascurare

proprietà fondamentali dell’essere umano.
Quali?


   Una mappa generale delle proprietà a rischio

- Il piacere di sentirsi vivi.

- Il riconoscimento della propria unicità personale.

- L’espressione autentica di sé e l'autoregolazione. 

 - L’amicizia con se stessi e con il proprio mondo emozionale.

- La valorizzazione delle cose elementari.

- La gioia della connessione con la rete dei propri affetti.

  

Ri-costruire la propria mappa personale
Ri-appropriarsi significa raccogliere proprietà che non utilizziamo.
Innanzitutto bisogna ri-conoscerle.
Come ri-costruire una mappa? Dove andare a ri-cercare?
Ognuno può trovare i suoi input particolari dalla propria vita.
Esistono comunque delle direzioni e degli strumenti comuni.

l'articolo intero nella sezione ARTICOLI:

https://www.freddytorta.com/ilcorponellarete/articoli/327-riappropriarsi-di-se-riflessioni-per-una-pratica-freddy-torta-15-11-19

Andrà tutto bene...un’illusione un po’ superstiziosa?
Ci penserà la divinità, il karma, il governo, mamma e papà? 

Arriverà Babbo Natale?
Andrà tutto bene se ci muoveremo bene... non è più realistico così?

Certamente in queste condizioni di difficoltà e di paura per i destini  

economici e personali, un placebo multimediale può non fare male...

se non diventa stupefacente virale...

“Quando potremo ritornare alla vita di prima?”
Mai e poi mai...grazie... 
“La vita di prima” ci ha portato qui...

 Sarebbe un grande spreco non cogliere l’occasione che ci obbliga a cambiare.

Il momento presente ci confina?
Cerchiamo varchi d’innovazione: al riaprire dei cancelli avremo nostre carte da giocare.

Cerchiamo nicchie di piacere possibile: inutile sacramentare senza darsi da fare il fattibile.

Non era quello che avevamo in mente? 
Forziamo i nostri schemi con la duttilità.


Abbiamo di fronte un’impresa difficile nell’era dell’Immagine: seguire la realtà...per trasformarla con la pazienza e la forza della formica, tenendo vivo negli angoli il canto delle cicale...

Un’occasione stringente per renderci conto di quanto sono persistenti e subdoli i nostri schemi genitoriali, comunque rivestiti, che ci fanno ripetere, in modo inconsapevole e automatico, comportamenti che sono stati inevitabili e utili nell’infanzia ma che ora non lo sono più...

Togliendoci le certezze in magazzino, il pandemonio della pandemia apre orizzonti nuovi: da conquistare con la battaglia esistenziale.

Lavorare lavorare lavorare sui nostri schemi...

 

Un’altra impresa attuale è attraversare il labirinto delle cognizioni, dei moti viscerali e dei comportamenti riguardo alle regole sociali

Riconoscere quanto siamo “primitivi“ in questo campo.

Abbiamo tutti subito da bambini, in modo diverso ma spesso molto simile, le incongruenze del “Potere Adulto”: in primo luogo dei nostri genitori e poi della carovana dei diversi insegnanti...Scuola Chiesa Media Rete.

Ne rimane “una traccia sotto traccia”, solida e variegata, nella nostra mappa personale che ci orienta nei sentimenti e nei comportamenti verso l’Autorità.

Una variabile “impazzita” che insinua elementi viscerali, ostili o favorevoli.

Un iceberg micidiale, di cui vediamo solo qualche punta, che incontriamo immancabilmente nelle dinamiche di potere delle relazioni personali, un mostro di ghiaccio contro il quale va spesso a naufragare molta vita sociale e che logora di ansia l’equilibrio interiore.

La gestione delle contraddizioni e dei conflitti è inquinata da questa matrice.

Bisogna ritornare alla polveriera dell’infanzia per disinnescare questo detonatore esplosivo e implosivo...

https://www.freddytorta.com/ilcorponellarete/articoli/288-la-matrice-del-mistero-dobbiamo-ri-entrare-per-ri-uscire-freddy-torta-23-9-17

 

Dopo lo smarrimento per il dissesto della nostra vita e dei nostri programmi a causa del terremoto sanitario, abbiamo davvero più che un’occasione per aggiustare la nostra direzione...

 

 

 

 

 

 

 

La paura ormai palpita nei gesti quotidiani, nei pensieri laterali, nei sogni notturni.

Si può incontrarla spesso mascherata, qualche volta spogliata del pudore, raramente accettata e rispettata.

La paura ci accompagna fin dall’inizio della vita: ci trasmette segnali di pericolo in modo che possiamo difenderci.

Senza la paura quante volte saremmo andati incontro alla sventura?

Una compagna di viaggio che porta in sé le impronte del carattere dei nostri genitori e delle loro paure, trasmesse a noi già quando eravamo nel ventre di nostra madre e poi ogni giorno nel tragitto dall’infanzia alla maturità.

È maturata così la mappa personale delle nostre paure. https://www.freddytorta.com/images/Libri/La_ricerca_del_proprio_amore.pdf pagg. 21, 27-31, 42, 69-71, 127

 

Nella nostra cultura sembra replicarsi un duplice messaggio verso i bambini in età prescolare.

Molti genitori lanciano continuamente e non coscientemente segnali di paura e avvertimenti a non rischiare, a non provare cose nuove.

Diversamente, sul versante educativo ufficiale, l’addestramento verte soprattutto al “non aver paura”, svalutando i timori dei bambini già nella scuola della prima infanzia, piuttosto che accompagnarli nell’esperienza del “fare con paura”, accettandola e attraversandola.

Attraversare la paura senza paralizzarsi è un’esperienza formativa fondamentale, che dovrebbe essere nel programma educativo della scuola e nei messaggi culturali di una società evoluta.

Ne siamo ben lontani...

Siamo per lo più strutturati in maniera distorta, quanto alla percezione dei segni viscerali di paura.

Troppo spesso quindi sottovalutiamo i pericoli e le protezioni possibili, anche quando prescritte dalle norme vigenti, magari sventolando la bandiera di qualche libertà.

Cinture di sicurezza, caschi, mascherine sono esempi correnti, per non parlare dell’abuso di droghe, alcolici, tabacco, cibi spazzatura, rifiuti tossici...

 

Nell’attuale pandemia prevale un Coro Aulico che invita a non aver paura perché “andrà tutto bene”.

Come se la paura puzzasse di tradimento di se stessi e della compagine sociale.

Magari ci fosse stata la paura di gettare risorse in imprese senza fondamenta, beni in investimenti spregiudicati, vite in guerre evitabili!...

Si assiste frattanto al triste spettacolo di reazioni popolari opposte e complementari.

Da una parte c’è chi nega la paura e il pericolo e spesso ostenta esibizioni spavalde e autolesioniste.

Dall’altra c’è chi vive nell’ansia strisciante e nel panico più o meno conclamato, che deprimono l’energia vitale schiacciandola nella passività.

Questi stati viscerali, dissimulati, vengono spesso convogliati in atteggiamenti e comportamenti di rabbia, più o meno manifesti e manifestati.  

Resettare l’impianto segnaletico della paura, per un corretto funzionamento predittivo dei pericoli, che sia d’orientamento a comportamenti correlati congrui, vorrebbe dire acquisire il più efficace dispositivo di sicurezza in tempi come questi e comunque una bussola efficace e permanente per i percorsi sempre più complessi a cui ci chiama il mondo presente.

È bello vedere le persone cantare dal balcone, gli applausi e i concerti di diversi strumenti e tutti alle finestre come da un loggione popolare...

Dal punto di vista psicocorporeo è certamente un movimento energetico espansivo, un momento di carica e di scarica.

È anche molto utile a non sentirsi soli in questa difficile emergenza e a nutrire il coraggio ... ben venga maggio e le sue aperture...

Tutto ciò non può d’altra parte arrivare a esprimere quel che si muove al nostro interno in questo stato di non movimento verso l’esterno.

Con la propria mappa genetica e “genitoriale“ ognuno vive l’angoscia attuale, la rabbia, la paura, l’oppressione, la depressione.

Emozioni che hanno bisogno di muoversi e uscire.

-La situazione presente è un formidabile propellente emozionale bilanciato per ora dalla paura, dalla ragione e dal rispetto delle regole dell’emergenza, ma la pressione potrebbe aumentare e creare un sovraccarico nocivo per l’equilibrio del nostro sistema nervoso e per questa via anche per il sistema immunitario.

I conflitti e la violenza nell’ambito familiare potrebbero essere i primi esiti socialmente dannosi, che potrebbero poi tracimare in conflitti sociali e violenze più estese.

-Prevenire questo sovraccarico non è semplice fintanto che non saranno riaperti i luoghi deputati a funzioni di riequilibrio energetico: parchi palestre campi sportivi discoteche cinema teatri e via dicendo, fino agli studi degli psicologi e degli operatori di discipline psicocorporee.

Che fare?

-La bioenergetica ha elaborato modalità espressive psicocorporee che aiutano l’individuo, nell’ambito di un percorso di psicoterapia, ad alleggerire il carico di energia viscerale bloccata, rendendolo anche gradualmente consapevole del proprio bagaglio storico di emozioni conflittuali represse.

-Si tratta di esercizi espressivi che coinvolgono il corpo e principalmente i movimenti di alcuni suoi distretti.

Le espressioni della voce e il gridare attraverso la forza della gola e del petto che snidano la pienezza del respiro; i movimenti del prendere, afferrare, colpire e allontanare con le mani, le braccia, le spalle e le gambe; i movimenti espressivi del bacino.

-Possiamo trovare alcuni esempi di questi esercizi, in “Espansione e integrazione del corpo in Bioenergetica”, Leslie e Alexander Lowen, Astrolabio Ubaldini Edizioni, 1979, disponibile al link  http://m.centrosarvas.it/1/upload/esercizi.pdf

Oggi la gran parte del movimento possibile è costretto a casa: ognuno dentro alla sua mappa familiare si dovrà arrangiare.
Le discipline meditative sono certamente di grande aiuto, ma per poter accedere alle nostre capacità psicofisiche di distensione, rilassamento e propriocezione è fondamentale passare prima per la carica e la scarica energetica.
La vita ordinaria offriva ogni giorno continuo movimento di carica e scarica: il semplice camminare e ogni altro movimento della giornata: oggi queste attività sono fortemente limitate ed è necessario riattivarle pienamente nello spazio ridotto della vita casalinga.
La Bioenergetica offre un modello particolarmente utile in una situazione come l’attuale.
Caricare significa raccogliere le energie sopite e trattenute nei blocchi del nostro sistema psicocorporeo e risvegliarle in modo che tornino a nostra disposizione.
Scaricare significa liberare con il movimento le tensioni psicofisiche che imprigionano sentimenti che non hanno libero accesso all’espressione e attraverso la loro mobilitazione averne maggiore consapevolezza e padronanza.
Alexander Lowen ha messo a punto un insieme di esercizi raccolti in questo lavoro, redatto con sua moglie Leslie, in cui troviamo alcuni esempi da praticare:

“Espansione e integrazione  del corpo in Bioenergetica”, Leslie e Alexander Lowen, Astrolabio Ubaldini  Edizioni, 1979,

disponibile al link  http://m.centrosarvas.it/1/upload/esercizi.pdf

ognuno può pescare come vuole, io raccomando particolarmente quelli alle pagine 20 28 37 50 55 69 111 114 116

MUOVERCI RESPIRARE SENTIRCI sono l’ABC DELLA VITALITÀ e DELLA PADRONANZA DI SÉ fondamentali per attraversare imprese esistenziali come quella attuale.
Ogni giorno quindi SMARTBODYWORKING!

 

-Purtroppo anche in questa drammatica emergenza non si può non osservare, almeno in Italia, uno scollamento tra Autorità politico-culturale e giovani.
-La realtà ci ha detto fin dall’inizio che i giovani sono meno esposti ai rischi più gravi: l’età media dei deceduti si colloca attorno agli 80 anni e risultano molto rari i giovani in terapia intensiva.

https://www.corriere.it/cronache/20_marzo_11/coronavirus-l-istituto-sanita-maggioranza-contagiati-over-60-ma-ci-sono-43-casi-bambini-f6814aac-6328-11ea-a693-c7191bf8b498_amp.html

 https://www.marionegri.it/magazine/infezione-coronavirus-e-farmaci

 -Ciononostante, e necessariamente, i giovani con meno di trent’anni si ritrovano dentro alla rete del contagio e delle regole per evitarlo.

Non è una posizione semplice.

 -Non è possibile incontrare i propri amici, le coppie non sposate non

possono entrare in contatto se non virtuale, le attività sportive e motorie di gruppo sono congelate, il movimento fisico  è imprigionato...

Ancora una volta gli adulti sembrano privilegiati, anche se anch’essi fortemente limitati: le coppie che convivono possono stare in contatto e vivere pienamente affettività e sessualità... certo anche per loro non è facile, anzi in certi casi la costrizione in spazi limitati, spesso con figli piccoli, può essere “claustrofobica”.

 -È un grande sacrificio che si chiede a tutti, ma ancor più ai giovani, con il loro grande bisogno di libertà, anche “narcisisticamente” trasgressiva, il flusso prorompente di energia vitale che li pervade e alimenta una sana fame di movimento fisico, di relazioni, di sessualità.

 -Bisognerebbe avere cura di come si chiedono questi sacrifici.

Invece troppo spesso i giovani, in particolare gli adolescenti, si ritrovano dentro a un meccanismo coercitivo che usa come mezzo persuasivo l’esortazione moralistica e la manipolazione.

 -Nessuno sembra prendersi cura di parlare apertamente e rispettosamente con quella parte di loro che non ha già una robusta inclinazione razionale e solidale.

 LA NATURA DEL SOGNO 

I sogni sono una trasmissione misteriosa d’immagini, pensieri, emozioni che parlano di noi, e con noi, in un linguaggio portentoso.
Traggono il loro materiale da quel labirinto psicocorporeo di cui noi umani siamo costituiti, quel mondo nascosto e viscerale che chiamiamo inconscio.

Non prendo qui in considerazione le potenziali interazioni con il mondo esterno, se non quelle della nostra quotidianità che forniscono “il materiale diurno” che raccogliamo e introduciamo nei sogni (Sigmund Freud, L’interpretazione dei sogni).

Per chi vuole conoscere se stesso più a fondo, è prezioso avere accesso emozionale e cognitivo alla propria trasmissione onirica.

 

La rappresentazione onirica è già di per sé elemento funzionalmente prezioso. 

In primo luogo in quanto espressione, straordinariamente integrata, di nostre energie psicocorporee di vario tipo, quindi potenzialmente catartica.

Le ricerche recenti, nell‘ambito delle neuroscienze, sembrano inoltre evidenziare che il sogno ha funzioni d’integrazione, elaborazione e smaltimento delle miriadi d’informazioni di vario genere che immagazziniamo durante la vita diurna: una sorta di  “ spazzino creativo “, come è stato definito,  in qualche modo rigenerante.

Su queste funzioni del sogno si trovano interessanti spunti al link

http://www.lavocedifiore.org/SPIP/breve.php3?id_breve=421

 

Stimolanti sono pure le pagine di  “Remando tra i sogni”, M. Zanasi e A.M. Amore, 2010 Franco Angeli, di cui viene offerta un’interessante anteprima al link

https://books.google.it/books?id=K6N58pvMavoC&pg=PA92&lpg=PA92&dq=i+sogni+sono+autocurativi&source

    La vita ridotta

Viviamo ridotti... tendenzialmente unidirezionati.
La cultura dominante, attraverso la famiglia, la scuola e l’organizzazione sociale del lavoro e del tempo “libero“, ci indirizza verso una vita che tende a trascurare proprietà fondamentali dell’essere umano.
Quali?

   Una mappa generale delle proprietà a rischio

- Il piacere di sentirsi vivi.

- Il riconoscimento della propria unicità personale.

- L’espressione autentica di sé e l'autoregolazione. 

 - L’amicizia con se stessi e con il proprio mondo emozionale.

- La valorizzazione delle cose elementari.

- La gioia della connessione con la rete dei propri affetti.

 

   Ri-costruire la propria mappa personale
Ri-appropriarsi significa raccogliere proprietà che non utilizziamo.
Innanzitutto bisogna ri-conoscerle.
Come ri-costruire una mappa?
Dove andare a ri-cercare?
Ognuno può trovare i suoi input particolari dalla propria vita.
Esistono comunque delle direzioni e degli strumenti comuni.

   La direzione dell’attrazione

L’attrazione per gli altri che va dall’ammirazione all’invidia, è un ottimo indicatore di proprietà che abbiamo lasciato incolte e che vediamo nell’altro (spesso proiettando un nostro film che rende in parte immaginaria la relazione).
Questo si ritrova costantemente nella relazione d’amore.
È frequente vedere coppie in cui ognuno si sente attratto, di solito inconsciamente, da proprietà dell’altro che non ha coltivato in sè. Questo il più delle volte crea situazioni di parassitismo emozionale, con dinamiche contorte e tossiche.
Per fortuna ci sono anche casi in cui si raccoglie lo stimolo dall‘altro e, per una sorta di emulazione “coniugale”, si fanno crescere le proprie risorse.

Facciamo un esempio.
Uno dei due tende alla passività nella comunicazione stando perlopiù piuttosto in silenzio, mentre l’altro tende all’espressione anche invadente.
D’altro canto il primo sa ascoltare mentre il secondo non molto.
È possibile in una dinamica relazionale di questo tipo che ognuno individui nell’altro una propria risorsa non utilizzata sufficientemente ( “dovrei imparare a fare come lei/lui”)
Il più delle volte naturalmente l’individuazione della “direzione “ e l’emulazione non sono sufficienti per la ri-appropriazione.
Sono necessari gli strumenti per procedere.

Lo strumento del ricordare con emozione

Quali strumenti ci possono aiutare?
Torniamo al nostro esempio.
Se uno sta zitto e ascolta, probabilmente ha imparato a farlo nell’infanzia quando, nella posizione in cui si trovava in famiglia, questa era la modalità più agibile e utile.
La ripetizione di questo schema ha portato a una sua strutturazione caratteriale.
Per riacquistare la parte trascurata, in questo esempio quella dell’espressione “aggressiva” di sé, bisogna ritornare indietro.
Ricordare è uno strumento fondamentale.
Quanto più il ricordare è corroborato dalla “colonna sonora emozionale” dei vari vissuti, tanto più risulta efficace.
Le tecniche per ricordare con emozione sono varie: è preferibile comunque che venga coinvolto anche il movimento del corpo, che è la sede viscerale dell’emozione e che quindi smuove e può fare riaffiorare il materiale con cui ri-costruire.

Ricordare con emozione è parzialmente rivivere e ri-appropriarsi di parti di sé rimaste sopite.

La direzione del corpo
Il corpo ci offre varie direzioni di ricerca nel senso della ri-appropriazione.
Una gran parte delle potenzialità del nostro corpo sono sottoutilizzate.

Si possono dire molte cose diverse su ciò che è accaduto, sta ancora accadendo e probabilmente ancora accadrà sullo scenario multimediale a proposito di abusi e violenze di natura sessuale a danno delle donne, nell’ambito del mondo dello spettacolo, dello sport e...forse sarebbe meglio dire semplicemente nel mondo...

Una cosa è meglio dire subito, prima di ogni distinguo e di analisi più sottili: l’abuso di potere in campo sessuale sarà meno praticabile, almeno negli ambienti che sono stati coinvolti, niente sarà più come prima.

La violenza e l’abuso sulle donne è un male endemico della nostra cultura, fatte le dovute distinzioni di tempi, luoghi e ambiti socioculturali.

Si può e si deve ragionare su vari aspetti e tra i primi anche sulla possibile complicità di comportamenti e sentimenti femminili, ma è “un bene di prima necessità” che le donne denuncino gli abusi subiti sui posti di lavoro, nelle scuole e nelle università, e in ogni altro ambito sociale.

Nel variopinto mondo dello spettacolo è facile pensare che alcune donne possano voler trarne un vantaggio di visibilità (“seguitemi nelle prossime settimane, che avrò altre cose da raccontare” diceva in questi giorni una star).

Tuttavia è chiaro che le denunce sono in qualche modo anche autodenunce e la visibilità è anche una lesione alla propria immagine e alla propria “situazione” personale.

Nel palcoscenico semivirtuale dell’informazione mediatica è probabile che non venga vista la ferita emozionale, presente e passata, che queste donne portano dentro ed ora “portano fuori”.

Nel mondo delle immagini i sentimenti tendono a evaporare, a meno che non si tratti di quelli che si possono facilmente “immaginare” e facilmente manipolare e replicare nella fabbrica mediatica.

La denuncia è strumento che può avere molteplici forme, può essere semplificatorio e grezzo, ma dà voce a un’urgenza socioculturale: rendere sempre più impervia la strada che porta alla violenza e all’abuso sessuale, chiudendone tutti gli accessi possibili.

In tutti i luoghi in cui c’è un potere maschile l’abuso sessuale ha il suo terreno di coltura, che la cultura dominante sottovaluta e copre, per ignavia e spesso per complicità delle leve prevalentemente maschili del potere.

L’abuso comincia già negli apprezzamenti verbali e nelle comunicazioni non verbali di seduzione, fatti da chi “sta sopra” nonostante non ci sia corrispondenza dall’altra parte e in ogni caso quando l’età o il ruolo non lo dovrebbero consentire.

Qui si potrebbe aprire un’analisi seria sui ruoli e sulle professioni regolamentate o regolamentabili sul piano deontologico: uno psicologo ha un codice di comportamento sessuale nei confronti del paziente…e un medico, un insegnante, un datore di lavoro?

Come pure si possono fare analisi sottili sul capovolgimento che a volte si può rilevare quando in qualche caso donne con ruoli di potere sembrano scivolare anch’esse sullo stesso piano inclinato.

Sono tutte analisi indispensabili, ma non devono creare ombra all’evidenza del fenomeno sociale principale che è oggetto dell’attuale diffusa denuncia.

Il sostegno a questa denuncia da parte dei maschi consapevoli e “di forte volonta’” deve partecipare alla costituzione di un cordone sanitario che serva a rendere sempre più circoscritta e debellabile questa malattia endemica ed epidemica, probabilmente non più pandemica come un tempo, almeno nel nostro mondo “occidentale”.

Sarà parte fondamentale di una profilassi culturale globale, che contribuisca a dar forza anche alle forze grandi, ma in grande difficoltà, delle donne (e bambine!) di paesi vicini e lontani in cui il medio evo predomina, quanto a parità dei sessi e rispetto delle diversità.

Ancora più fondamentale è la voce delle donne, un coro che dovrebbe essere unito, con le diverse note ed i diversi accenti, con toni anche contrastanti, fermo però restando un forte “NO! senza se e senza ma” all’abuso comunque esercitato...coi fiori o coi terrori...con seduzioni brillanti o violenze imperanti...

Relatore Freddy Torta

dal canale di Ivan Ferrero

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