Il corpo nella rete
blog saltuario e aperto a contributi
diretto da Freddy Torta


Frammenti
 
come sta il corpo nella rete?
vive nuove opzioni vitali
o-e ne è imprigionato?
quanto e quando?
il corpo siamo noi...

 

Frammenti

 

Mappa collegamenti

Questi frammenti fatti di poche parole e associati ad un'immagine, mirano ad attrarre ognuno verso le proprie aree d'interesse, sulla base delle proprie coordinate emozionali e cognitive.

La Mappa collegamenti di ogni frammento, come anche quella alla fine di altri testi, intende consentire un approfondimento graduale, attraverso i vari passaggi suggeriti e a quelli che il lettore stesso potrà intuire.

cecinestpasunepipe
Questa non è una pipa
e non è banale
meditare
ancora oggi e una volta di più
sull'incantesimo virtuale...
 

 

Mappa collegamenti

 

 

 se ci mettiamo in vetrina

proprio noi

che facciamo da specchio...

penso... 

potrebbe diventare un controsenso

 

 

 

L'apparenza inganna
e nella rete si può apparire
giocando la presenza...

 

Mappa collegamenti

Taglia e cuci…un tempo ci voleva tempo…
Oggi è un momento, un attimo digitale.
Nella rete c’è tutto…acchiappalo ed è tuo…
Può perdersi il pensiero...quello che sta più in fondo.
I “grandi” pensatori si copiano e s’incollano,
i riflettori su di loro…
ci rimane qualche tweet indotto,
le immagini allo specchio di Facebook,
il dinamismo whatsapp…
impulsi sacrosanti…
piccoli ponti che ci tengono insieme.
Ma tu che copi e incolli cosa  pensi?

 

Mappa collegamenti


con le immagini
si immagina
la realtà
...
 

 

Mappa collegamenti

mercoledì 20 novembre alle ore 21 alla Casa della Cultura di MIlano:

Enrico Finzi e Freddy Torta dialogheranno sul tema RIAPPROPRIARSI DI SE'

un confronto tra l'approccio dello Human Tuning e dell'Analisi Bioenergetica

aperto al dialogo con i presenti

 

 

    La vita ridotta

Viviamo ridotti... tendenzialmente unidirezionati.
La cultura dominante, attraverso la famiglia, la scuola

e l’organizzazione sociale del lavoro e del tempo “libero“,

ci indirizza verso una vita che tende a trascurare

proprietà fondamentali dell’essere umano.
Quali?


   Una mappa generale delle proprietà a rischio

- Il piacere di sentirsi vivi.

- Il riconoscimento della propria unicità personale.

- L’espressione autentica di sé e l'autoregolazione. 

 - L’amicizia con se stessi e con il proprio mondo emozionale.

- La valorizzazione delle cose elementari.

- La gioia della connessione con la rete dei propri affetti.

  

Ri-costruire la propria mappa personale
Ri-appropriarsi significa raccogliere proprietà che non utilizziamo.
Innanzitutto bisogna ri-conoscerle.
Come ri-costruire una mappa? Dove andare a ri-cercare?
Ognuno può trovare i suoi input particolari dalla propria vita.
Esistono comunque delle direzioni e degli strumenti comuni.

l'articolo intero nella sezione ARTICOLI:

https://www.freddytorta.com/ilcorponellarete/articoli/327-riappropriarsi-di-se-riflessioni-per-una-pratica-freddy-torta-15-11-19

Dai primi di marzo, in corrispondenza con il lockdown, ho iniziato un lavoro regolare on line con una ventina di miei clienti che hanno scelto di continuare la terapia in questa modalità, con colloqui di consulenza aziendale e con alcune persone come volontariato nell’ambito dell’iniziativa #Noicisiamo del Progetto di Sostegno Psicologico – SIAB - FIAP - Ministero della Salute.

Non è stata per me un’esperienza del tutto nuova in quanto avevo già da anni fatto colloqui da remoto nei casi in cui non era possibile un lavoro in presenza.

Le esperienze delle sedute on line mi hanno portato ad alcune riflessioni che intendo qui esporre.

 

IL SETTING ON LINE

-Quello del setting, cioè della postazione è stato un problema rilevante, fondamentalmente un problema di privacy rispetto ai conviventi e ai vicini: le percezioni passano in effetti attraverso questo filtro emozionale.

Si tratta di un filtro attraverso il quale è costretto il colloquio, che può indurre stati d’animo congiunturali e atteggiamenti che possono deviare il lavoro.

Ad esempio la presenza in una stanza adiacente di un consorte con cui si è avuta una discussione aggressiva può indurre comportamenti di compensazione in direzioni diverse, a seconda del ruolo avuto nello scontro precedente e del carattere personale, e ciò non solo per dimostrare qualcosa all’altro che potrebbe sentire, ma in primo luogo a se stessi.

Insomma quello spazio protetto che è il setting dello studio è perduto.

Quindi a mio parere è fondamentale che siano sempre esplicitate ed eventualmente “discusse” le condizioni del setting.

Una soluzione alternativa che ho proposto, quando necessaria, e da alcuni accettata, è stata quella di usare l’auto come spazio più protetto: essendo le città in quel momento abbastanza deserte, l’esposizione alla vista altrui non è stata sentita come un problema.

-Dal punto di vista della “liceità” ho sempre fornito un attestato di appuntamento, non strettamente necessario, ma comunque tranquillizzante.

      “Attesto che  X  avrà con me  un appuntamento Il  giorno  x alle ore  x   per un colloquio di psicoterapia che si svolgerà on line e in auto per motivi di privacy”.


Alcuni hanno scelto di fare colloqui all’aperto con whatsapp videochat o telefonata audio: anche a questi ho fornito un attestato “per un colloquio di psicoterapia di 60 minuti che si svolgerà on line e per motivi di privacy in spazi all’aperto.” 

 

GLI STRUMENTI DI COMUNICAZIONE DA REMOTO

 Una minoranza (il 25 per cento) dei miei clienti ha preferito usare come mezzo per comunicare da remoto il colloquio telefonico, ritenendolo “più intimo” o “più facile da gestire” (ad esempio  in caso di colloqui camminando all’aperto).

Un altro 25 per cento ha optato per Skype o Zoom, mentre il 50 per cento ha preferito usare la videochat di Whatsapp con lo smartphone, ritenuto strumento più agile.

Ho riscontrato una significativa differenza tra l’uso dello smartphone e quello del tablet o del pc:

La paura ormai palpita nei gesti quotidiani, nei pensieri laterali, nei sogni notturni.

Si può incontrarla spesso mascherata, qualche volta spogliata del pudore, raramente accettata e rispettata.

La paura ci accompagna fin dall’inizio della vita: ci trasmette segnali di pericolo in modo che possiamo difenderci.

Senza la paura quante volte saremmo andati incontro alla sventura?

Una compagna di viaggio che porta in sé le impronte del carattere dei nostri genitori e delle loro paure, trasmesse a noi già quando eravamo nel ventre di nostra madre e poi ogni giorno nel tragitto dall’infanzia alla maturità.

È maturata così la mappa personale delle nostre paure. https://www.freddytorta.com/images/Libri/La_ricerca_del_proprio_amore.pdf pagg. 21, 27-31, 42, 69-71, 127

 

Nella nostra cultura sembra replicarsi un duplice messaggio verso i bambini in età prescolare.

Molti genitori lanciano continuamente e non coscientemente segnali di paura e avvertimenti a non rischiare, a non provare cose nuove.

Diversamente, sul versante educativo ufficiale, l’addestramento verte soprattutto al “non aver paura”, svalutando i timori dei bambini già nella scuola della prima infanzia, piuttosto che accompagnarli nell’esperienza del “fare con paura”, accettandola e attraversandola.

Attraversare la paura senza paralizzarsi è un’esperienza formativa fondamentale, che dovrebbe essere nel programma educativo della scuola e nei messaggi culturali di una società evoluta.

Ne siamo ben lontani...

Siamo per lo più strutturati in maniera distorta, quanto alla percezione dei segni viscerali di paura.

Troppo spesso quindi sottovalutiamo i pericoli e le protezioni possibili, anche quando prescritte dalle norme vigenti, magari sventolando la bandiera di qualche libertà.

Cinture di sicurezza, caschi, mascherine sono esempi correnti, per non parlare dell’abuso di droghe, alcolici, tabacco, cibi spazzatura, rifiuti tossici...

 

Nell’attuale pandemia prevale un Coro Aulico che invita a non aver paura perché “andrà tutto bene”.

Come se la paura puzzasse di tradimento di se stessi e della compagine sociale.

Magari ci fosse stata la paura di gettare risorse in imprese senza fondamenta, beni in investimenti spregiudicati, vite in guerre evitabili!...

Si assiste frattanto al triste spettacolo di reazioni popolari opposte e complementari.

Da una parte c’è chi nega la paura e il pericolo e spesso ostenta esibizioni spavalde e autolesioniste.

Dall’altra c’è chi vive nell’ansia strisciante e nel panico più o meno conclamato, che deprimono l’energia vitale schiacciandola nella passività.

Questi stati viscerali, dissimulati, vengono spesso convogliati in atteggiamenti e comportamenti di rabbia, più o meno manifesti e manifestati.  

Resettare l’impianto segnaletico della paura, per un corretto funzionamento predittivo dei pericoli, che sia d’orientamento a comportamenti correlati congrui, vorrebbe dire acquisire il più efficace dispositivo di sicurezza in tempi come questi e comunque una bussola efficace e permanente per i percorsi sempre più complessi a cui ci chiama il mondo presente.

Andrà tutto bene...un’illusione un po’ superstiziosa?
Ci penserà la divinità, il karma, il governo, mamma e papà? 

Arriverà Babbo Natale?
Andrà tutto bene se ci muoveremo bene... non è più realistico così?

Certamente in queste condizioni di difficoltà e di paura per i destini  

economici e personali, un placebo multimediale può non fare male...

se non diventa stupefacente virale...

“Quando potremo ritornare alla vita di prima?”
Mai e poi mai...grazie... 
“La vita di prima” ci ha portato qui...

 Sarebbe un grande spreco non cogliere l’occasione che ci obbliga a cambiare.

Il momento presente ci confina?
Cerchiamo varchi d’innovazione: al riaprire dei cancelli avremo nostre carte da giocare.

Cerchiamo nicchie di piacere possibile: inutile sacramentare senza darsi da fare il fattibile.

Non era quello che avevamo in mente? 
Forziamo i nostri schemi con la duttilità.


Abbiamo di fronte un’impresa difficile nell’era dell’Immagine: seguire la realtà...per trasformarla con la pazienza e la forza della formica, tenendo vivo negli angoli il canto delle cicale...

Un’occasione stringente per renderci conto di quanto sono persistenti e subdoli i nostri schemi genitoriali, comunque rivestiti, che ci fanno ripetere, in modo inconsapevole e automatico, comportamenti che sono stati inevitabili e utili nell’infanzia ma che ora non lo sono più...

Togliendoci le certezze in magazzino, il pandemonio della pandemia apre orizzonti nuovi: da conquistare con la battaglia esistenziale.

Lavorare lavorare lavorare sui nostri schemi...

 

Un’altra impresa attuale è attraversare il labirinto delle cognizioni, dei moti viscerali e dei comportamenti riguardo alle regole sociali

Riconoscere quanto siamo “primitivi“ in questo campo.

Abbiamo tutti subito da bambini, in modo diverso ma spesso molto simile, le incongruenze del “Potere Adulto”: in primo luogo dei nostri genitori e poi della carovana dei diversi insegnanti...Scuola Chiesa Media Rete.

Ne rimane “una traccia sotto traccia”, solida e variegata, nella nostra mappa personale che ci orienta nei sentimenti e nei comportamenti verso l’Autorità.

Una variabile “impazzita” che insinua elementi viscerali, ostili o favorevoli.

Un iceberg micidiale, di cui vediamo solo qualche punta, che incontriamo immancabilmente nelle dinamiche di potere delle relazioni personali, un mostro di ghiaccio contro il quale va spesso a naufragare molta vita sociale e che logora di ansia l’equilibrio interiore.

La gestione delle contraddizioni e dei conflitti è inquinata da questa matrice.

Bisogna ritornare alla polveriera dell’infanzia per disinnescare questo detonatore esplosivo e implosivo...

https://www.freddytorta.com/ilcorponellarete/articoli/288-la-matrice-del-mistero-dobbiamo-ri-entrare-per-ri-uscire-freddy-torta-23-9-17

 

Dopo lo smarrimento per il dissesto della nostra vita e dei nostri programmi a causa del terremoto sanitario, abbiamo davvero più che un’occasione per aggiustare la nostra direzione...

 

 

 

 

 

 

 

È bello vedere le persone cantare dal balcone, gli applausi e i concerti di diversi strumenti e tutti alle finestre come da un loggione popolare...

Dal punto di vista psicocorporeo è certamente un movimento energetico espansivo, un momento di carica e di scarica.

È anche molto utile a non sentirsi soli in questa difficile emergenza e a nutrire il coraggio ... ben venga maggio e le sue aperture...

Tutto ciò non può d’altra parte arrivare a esprimere quel che si muove al nostro interno in questo stato di non movimento verso l’esterno.

Con la propria mappa genetica e “genitoriale“ ognuno vive l’angoscia attuale, la rabbia, la paura, l’oppressione, la depressione.

Emozioni che hanno bisogno di muoversi e uscire.

-La situazione presente è un formidabile propellente emozionale bilanciato per ora dalla paura, dalla ragione e dal rispetto delle regole dell’emergenza, ma la pressione potrebbe aumentare e creare un sovraccarico nocivo per l’equilibrio del nostro sistema nervoso e per questa via anche per il sistema immunitario.

I conflitti e la violenza nell’ambito familiare potrebbero essere i primi esiti socialmente dannosi, che potrebbero poi tracimare in conflitti sociali e violenze più estese.

-Prevenire questo sovraccarico non è semplice fintanto che non saranno riaperti i luoghi deputati a funzioni di riequilibrio energetico: parchi palestre campi sportivi discoteche cinema teatri e via dicendo, fino agli studi degli psicologi e degli operatori di discipline psicocorporee.

Che fare?

-La bioenergetica ha elaborato modalità espressive psicocorporee che aiutano l’individuo, nell’ambito di un percorso di psicoterapia, ad alleggerire il carico di energia viscerale bloccata, rendendolo anche gradualmente consapevole del proprio bagaglio storico di emozioni conflittuali represse.

-Si tratta di esercizi espressivi che coinvolgono il corpo e principalmente i movimenti di alcuni suoi distretti.

Le espressioni della voce e il gridare attraverso la forza della gola e del petto che snidano la pienezza del respiro; i movimenti del prendere, afferrare, colpire e allontanare con le mani, le braccia, le spalle e le gambe; i movimenti espressivi del bacino.

-Possiamo trovare alcuni esempi di questi esercizi, in “Espansione e integrazione del corpo in Bioenergetica”, Leslie e Alexander Lowen, Astrolabio Ubaldini Edizioni, 1979, disponibile al link  http://m.centrosarvas.it/1/upload/esercizi.pdf

Oggi la gran parte del movimento possibile è costretto a casa: ognuno dentro alla sua mappa familiare si dovrà arrangiare.
Le discipline meditative sono certamente di grande aiuto, ma per poter accedere alle nostre capacità psicofisiche di distensione, rilassamento e propriocezione è fondamentale passare prima per la carica e la scarica energetica.
La vita ordinaria offriva ogni giorno continuo movimento di carica e scarica: il semplice camminare e ogni altro movimento della giornata: oggi queste attività sono fortemente limitate ed è necessario riattivarle pienamente nello spazio ridotto della vita casalinga.
La Bioenergetica offre un modello particolarmente utile in una situazione come l’attuale.
Caricare significa raccogliere le energie sopite e trattenute nei blocchi del nostro sistema psicocorporeo e risvegliarle in modo che tornino a nostra disposizione.
Scaricare significa liberare con il movimento le tensioni psicofisiche che imprigionano sentimenti che non hanno libero accesso all’espressione e attraverso la loro mobilitazione averne maggiore consapevolezza e padronanza.
Alexander Lowen ha messo a punto un insieme di esercizi raccolti in questo lavoro, redatto con sua moglie Leslie, in cui troviamo alcuni esempi da praticare:

“Espansione e integrazione  del corpo in Bioenergetica”, Leslie e Alexander Lowen, Astrolabio Ubaldini  Edizioni, 1979,

disponibile al link  http://m.centrosarvas.it/1/upload/esercizi.pdf

ognuno può pescare come vuole, io raccomando particolarmente quelli alle pagine 20 28 37 50 55 69 111 114 116

MUOVERCI RESPIRARE SENTIRCI sono l’ABC DELLA VITALITÀ e DELLA PADRONANZA DI SÉ fondamentali per attraversare imprese esistenziali come quella attuale.
Ogni giorno quindi SMARTBODYWORKING!

 

-Purtroppo anche in questa drammatica emergenza non si può non osservare, almeno in Italia, uno scollamento tra Autorità politico-culturale e giovani.
-La realtà ci ha detto fin dall’inizio che i giovani sono meno esposti ai rischi più gravi: l’età media dei deceduti si colloca attorno agli 80 anni e risultano molto rari i giovani in terapia intensiva.

https://www.corriere.it/cronache/20_marzo_11/coronavirus-l-istituto-sanita-maggioranza-contagiati-over-60-ma-ci-sono-43-casi-bambini-f6814aac-6328-11ea-a693-c7191bf8b498_amp.html

 https://www.marionegri.it/magazine/infezione-coronavirus-e-farmaci

 -Ciononostante, e necessariamente, i giovani con meno di trent’anni si ritrovano dentro alla rete del contagio e delle regole per evitarlo.

Non è una posizione semplice.

 -Non è possibile incontrare i propri amici, le coppie non sposate non

possono entrare in contatto se non virtuale, le attività sportive e motorie di gruppo sono congelate, il movimento fisico  è imprigionato...

Ancora una volta gli adulti sembrano privilegiati, anche se anch’essi fortemente limitati: le coppie che convivono possono stare in contatto e vivere pienamente affettività e sessualità... certo anche per loro non è facile, anzi in certi casi la costrizione in spazi limitati, spesso con figli piccoli, può essere “claustrofobica”.

 -È un grande sacrificio che si chiede a tutti, ma ancor più ai giovani, con il loro grande bisogno di libertà, anche “narcisisticamente” trasgressiva, il flusso prorompente di energia vitale che li pervade e alimenta una sana fame di movimento fisico, di relazioni, di sessualità.

 -Bisognerebbe avere cura di come si chiedono questi sacrifici.

Invece troppo spesso i giovani, in particolare gli adolescenti, si ritrovano dentro a un meccanismo coercitivo che usa come mezzo persuasivo l’esortazione moralistica e la manipolazione.

 -Nessuno sembra prendersi cura di parlare apertamente e rispettosamente con quella parte di loro che non ha già una robusta inclinazione razionale e solidale.

 LA NATURA DEL SOGNO 

I sogni sono una trasmissione misteriosa d’immagini, pensieri, emozioni che parlano di noi, e con noi, in un linguaggio portentoso.
Traggono il loro materiale da quel labirinto psicocorporeo di cui noi umani siamo costituiti, quel mondo nascosto e viscerale che chiamiamo inconscio.

Non prendo qui in considerazione le potenziali interazioni con il mondo esterno, se non quelle della nostra quotidianità che forniscono “il materiale diurno” che raccogliamo e introduciamo nei sogni (Sigmund Freud, L’interpretazione dei sogni).

Per chi vuole conoscere se stesso più a fondo, è prezioso avere accesso emozionale e cognitivo alla propria trasmissione onirica.

 

La rappresentazione onirica è già di per sé elemento funzionalmente prezioso. 

In primo luogo in quanto espressione, straordinariamente integrata, di nostre energie psicocorporee di vario tipo, quindi potenzialmente catartica.

Le ricerche recenti, nell‘ambito delle neuroscienze, sembrano inoltre evidenziare che il sogno ha funzioni d’integrazione, elaborazione e smaltimento delle miriadi d’informazioni di vario genere che immagazziniamo durante la vita diurna: una sorta di  “ spazzino creativo “, come è stato definito,  in qualche modo rigenerante.

Su queste funzioni del sogno si trovano interessanti spunti al link

http://www.lavocedifiore.org/SPIP/breve.php3?id_breve=421

 

Stimolanti sono pure le pagine di  “Remando tra i sogni”, M. Zanasi e A.M. Amore, 2010 Franco Angeli, di cui viene offerta un’interessante anteprima al link

https://books.google.it/books?id=K6N58pvMavoC&pg=PA92&lpg=PA92&dq=i+sogni+sono+autocurativi&source

Alla domanda generica “Cos’è il sogno?” rispondono, in modo chiaro e di facile lettura, le pagine 16-22, riportando le ricerche del neuropsicoanalista Mark Solms: il sogno è un’attività mentale complessa, frutto di uno specifico circuito neuronale dedicato, non un sottoprodotto del cervello dormiente.

Tale circuito risulta  essere quello del “ sistema motivazionale appetitivo” che è alla base dei comportamenti di ricerca, interesse, bisogno, desiderio.

Questi meccanismi di eccitazione (arousal) non solo sono attivi durante il sonno onirico, ma sono completamente disinibiti, deregolati; sono in prima linea durante il sonno onirico molto più che durante la veglia.

Ne deriva che i sogni non soltanto sono intrinsecamente motivati, ma sono anche significativi e rivelatori degli stati motivazionali nella loro forma più primitiva.” "La coscienza dell’Es. Psicoanalisi e neuroscienze", Raffaello Cortina Editore, Milano, 2018, p. 138.

https://luigimericosite.wordpress.com/2018/02/21/sogno-e-psicosi-i-meccanismi-comuni-nella-teoria-neuropsicoanalitica-di-mark-solms/

Tuttavia questo circuito neuronale non può spiegare la natura narrativa del sogno e i suoi contenuti onirici, anche se l’architettura neurobiologica che sostiene il processo onirico rispecchierebbe certe funzioni generali individuate da Freud, in particolare quelle di espressione degli impulsi dell’Es. 

 

IL SOGNO IN PSICOTERAPIA 

La finestra sui sogni non si apre per ora più di tanto, con le procedure logico-scientifiche.

Noi che siamo interessati ai sogni dal punto di vista psicoterapeutico, dobbiamo quindi procedere per approssimazioni, intuizioni e avvicinamenti prudenti.

I sogni sono un modo in cui l’individuo può mettere in scena inconsciamente, di fronte ai propri occhi chiusi, rappresentazioni di un mondo profondo che è in lui.

Raccontare i propri sogni, in una seduta di psicoterapia, significa ri-entrare in quel racconto che è stato già raccontato dalla propria attività onirica, quando è stato prodotto e rappresentato. 

Significa quindi anche ri-entrare nel vissuto di quel sognatore che viveva il sogno mentre lo produceva e quando poi lo ricordava.

Nel percorso terapeutico è opportuno perciò aiutare il cliente a “ri-entrare” nel suo sogno, nel senso di ri-sentire, ri-vivere.

Il sognatore contiene in sé un insieme di vissuti viscerali ai quali spesso non riesce più ad accedere senza un aiuto.

Il comprendere e l’interpretare sono procedure che ci lasciano sul versante esterno della rappresentazione onirica e che possono essere solo una tappa successiva.

La prima fase di lavoro su un sogno consiste allora nell’aiutare il sognatore a rientrare nel sogno.

    La vita ridotta

Viviamo ridotti... tendenzialmente unidirezionati.
La cultura dominante, attraverso la famiglia, la scuola e l’organizzazione sociale del lavoro e del tempo “libero“, ci indirizza verso una vita che tende a trascurare proprietà fondamentali dell’essere umano.
Quali?

   Una mappa generale delle proprietà a rischio

- Il piacere di sentirsi vivi.

- Il riconoscimento della propria unicità personale.

- L’espressione autentica di sé e l'autoregolazione. 

 - L’amicizia con se stessi e con il proprio mondo emozionale.

- La valorizzazione delle cose elementari.

- La gioia della connessione con la rete dei propri affetti.

 

   Ri-costruire la propria mappa personale
Ri-appropriarsi significa raccogliere proprietà che non utilizziamo.
Innanzitutto bisogna ri-conoscerle.
Come ri-costruire una mappa?
Dove andare a ri-cercare?
Ognuno può trovare i suoi input particolari dalla propria vita.
Esistono comunque delle direzioni e degli strumenti comuni.

   La direzione dell’attrazione

L’attrazione per gli altri che va dall’ammirazione all’invidia, è un ottimo indicatore di proprietà che abbiamo lasciato incolte e che vediamo nell’altro (spesso proiettando un nostro film che rende in parte immaginaria la relazione).
Questo si ritrova costantemente nella relazione d’amore.
È frequente vedere coppie in cui ognuno si sente attratto, di solito inconsciamente, da proprietà dell’altro che non ha coltivato in sè. Questo il più delle volte crea situazioni di parassitismo emozionale, con dinamiche contorte e tossiche.
Per fortuna ci sono anche casi in cui si raccoglie lo stimolo dall‘altro e, per una sorta di emulazione “coniugale”, si fanno crescere le proprie risorse.

Facciamo un esempio.
Uno dei due tende alla passività nella comunicazione stando perlopiù piuttosto in silenzio, mentre l’altro tende all’espressione anche invadente.
D’altro canto il primo sa ascoltare mentre il secondo non molto.
È possibile in una dinamica relazionale di questo tipo che ognuno individui nell’altro una propria risorsa non utilizzata sufficientemente ( “dovrei imparare a fare come lei/lui”)
Il più delle volte naturalmente l’individuazione della “direzione “ e l’emulazione non sono sufficienti per la ri-appropriazione.
Sono necessari gli strumenti per procedere.

Lo strumento del ricordare con emozione

Quali strumenti ci possono aiutare?
Torniamo al nostro esempio.
Se uno sta zitto e ascolta, probabilmente ha imparato a farlo nell’infanzia quando, nella posizione in cui si trovava in famiglia, questa era la modalità più agibile e utile.
La ripetizione di questo schema ha portato a una sua strutturazione caratteriale.
Per riacquistare la parte trascurata, in questo esempio quella dell’espressione “aggressiva” di sé, bisogna ritornare indietro.
Ricordare è uno strumento fondamentale.
Quanto più il ricordare è corroborato dalla “colonna sonora emozionale” dei vari vissuti, tanto più risulta efficace.
Le tecniche per ricordare con emozione sono varie: è preferibile comunque che venga coinvolto anche il movimento del corpo, che è la sede viscerale dell’emozione e che quindi smuove e può fare riaffiorare il materiale con cui ri-costruire.

Ricordare con emozione è parzialmente rivivere e ri-appropriarsi di parti di sé rimaste sopite.

La direzione del corpo
Il corpo ci offre varie direzioni di ricerca nel senso della ri-appropriazione.
Una gran parte delle potenzialità del nostro corpo sono sottoutilizzate.

Relatore Freddy Torta

dal canale di Ivan Ferrero

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