Il corpo nella rete
blog saltuario e aperto a contributi
diretto da Freddy Torta


Frammenti
 
come sta il corpo nella rete?
vive nuove opzioni vitali
o-e ne è imprigionato?
quanto e quando?
il corpo siamo noi...

 

Frammenti

 

Mappa collegamenti

Questi frammenti fatti di poche parole e associati ad un'immagine, mirano ad attrarre ognuno verso le proprie aree d'interesse, sulla base delle proprie coordinate emozionali e cognitive.

La Mappa collegamenti di ogni frammento, come anche quella alla fine di altri testi, intende consentire un approfondimento graduale, attraverso i vari passaggi suggeriti e a quelli che il lettore stesso potrà intuire.

cecinestpasunepipe
Questa non è una pipa
e non è banale
meditare
ancora oggi e una volta di più
sull'incantesimo virtuale...
 

 

Mappa collegamenti

 

 

 se ci mettiamo in vetrina

proprio noi

che facciamo da specchio...

penso... 

potrebbe diventare un controsenso

 

 

 

L'apparenza inganna
e nella rete si può apparire
giocando la presenza...

 

Mappa collegamenti

Taglia e cuci…un tempo ci voleva tempo…
Oggi è un momento, un attimo digitale.
Nella rete c’è tutto…acchiappalo ed è tuo…
Può perdersi il pensiero...quello che sta più in fondo.
I “grandi” pensatori si copiano e s’incollano,
i riflettori su di loro…
ci rimane qualche tweet indotto,
le immagini allo specchio di Facebook,
il dinamismo whatsapp…
impulsi sacrosanti…
piccoli ponti che ci tengono insieme.
Ma tu che copi e incolli cosa  pensi?

 

Mappa collegamenti


con le immagini
si immagina
la realtà
...
 

 

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Immagine da un dipinto di Riccardo Orlando per  "L'ISOLA FELICE", Freddy Torta, Silvia Editrice 2005 

https://www.freddytorta.com/scritti/libri/3-l-isola-felice

 

mercoledì 20 novembre alle ore 21 alla Casa della Cultura di MIlano:

Enrico Finzi e Freddy Torta dialogheranno sul tema RIAPPROPRIARSI DI SE'

un confronto tra l'approccio dello Human Tuning e dell'Analisi Bioenergetica

aperto al dialogo con i presenti

 

 

    La vita ridotta

Viviamo ridotti... tendenzialmente unidirezionati.
La cultura dominante, attraverso la famiglia, la scuola

e l’organizzazione sociale del lavoro e del tempo “libero“,

ci indirizza verso una vita che tende a trascurare

proprietà fondamentali dell’essere umano.
Quali?


   Una mappa generale delle proprietà a rischio

- Il piacere di sentirsi vivi.

- Il riconoscimento della propria unicità personale.

- L’espressione autentica di sé e l'autoregolazione. 

 - L’amicizia con se stessi e con il proprio mondo emozionale.

- La valorizzazione delle cose elementari.

- La gioia della connessione con la rete dei propri affetti.

  

Ri-costruire la propria mappa personale
Ri-appropriarsi significa raccogliere proprietà che non utilizziamo.
Innanzitutto bisogna ri-conoscerle.
Come ri-costruire una mappa? Dove andare a ri-cercare?
Ognuno può trovare i suoi input particolari dalla propria vita.
Esistono comunque delle direzioni e degli strumenti comuni.

l'articolo intero nella sezione ARTICOLI:

https://www.freddytorta.com/ilcorponellarete/articoli/327-riappropriarsi-di-se-riflessioni-per-una-pratica-freddy-torta-15-11-19

Incontro analisi riduttive spesso condizionate dall’endemica malabitudine di usare uno schema oppositivo: chi si schiera con lui e chi con lei...

E poi la solita voglia italiota di riderci su.

Mi risuona la voce di Gaber: “...e l’Italia giocava alle carte...e parlava di calcio nei bar... e l’Italia rideva e cantava...”

Ci sarebbe invece da fare un discorso molto serio per un episodio molto grave mediaticamente (dal latino gravis: che ha peso).

 

1 -Osservazione del fatto (con doverosa attenzione)

-Lato Francesco

Mentre se ne va ed è già in parte girato lei lo afferra per la mano ancorandosi particolarmente, mi sembra, ad alcune dita: la forza di lei che lo trattiene tirandolo un po’, aggiunta alla forza di lui che sta andando nella direzione opposta, deve avere fatto male alle articolazioni di una mano ottantatreenne. La reazione istintiva di rabbia è a mio parere congrua e salutare... 

-Lato signora

Premetto che io, non credente, a trentacinque anni o poco più ho fatto la mia fila per stringere la mano a papa Wojtyla e ci sono riuscito.

Un’esperienza molto forte, perché ho potuto guardare negli occhi una persona mediaticamente sacra e realmente molto piena di energia...

Se, arrivato esattamente al mio turno, lui si fosse improvvisamente girato invece che tendermi la mano, ne sarei rimasto enormemente frustrato e probabilmente arrabbiato.

Immagino la signora, presumibilmente religiosa, con differente età, sesso, nazionalità e cultura, che vede sfumare all'improvviso un momento storico della sua vita...

Disperatamente si è aggrappata a Lui...

Io la comprendo e le dico “brava!, non ti sei arresa, hai preso in mano un diverso destino”.

Se ne fossi il marito sarei orgoglioso di lei.

 

2 -La gestione del fatto

-Premessa

Stimo Papa Francesco e mi piace tanto.

-Analisi

Sta commettendo un grandissimo errore.

Un suo “personale” motivo dominante è il rispetto per il diverso e l’andare incontro.

Ha riconosciuto di aver sbagliato e che può sbagliare perché è un uomo: grande forza per un Papa.

Si scusa tuttavia con il mondo e non con lei, con la quale ha “perso la pazienza “ e ha usato violenza: piccola se misurata con la sberletta, grandissima per l’impatto emozionale della rabbia del Papa su una fedele.

Se fossi un suo consigliere gli direi:

“Francesco chiedi scusa direttamente a lei e proponile un incontro che sani l’incomprensione e la ferita.

C’è un papa che ha voluto incontrare il suo potenziale assassino, non vorrai essere da meno per molto meno...”

 

3 -Conclusione

Certamente uno come lui ci avrà pensato.

Quasi certamente questa sarebbe la sua inclinazione.

Temo che non lo faccia perché il suo Direttorio Politico glielo impedisce. Vince la logica dei tempi di guerra.

L’immagine del Papa deve essere anche quella dell’Uomo Forte.

Quando ci vuole ci vuole!

Questa è la cultura della guerra...

E il discorso diventa più complesso e meriterebbe un articolo molto più diffuso... ma qui non è il caso.

 

Annusando l’aria attorno sembra di sentire crescere un bisogno di realtà.

Non che non piaccia più coltivare sogni ma sembra crescere l’esigenza che ci sia una traccia di credibile realizzazione.

Nel grande karaoke virtuale sembra ci sia fame di reale.

Il corpo materiale ritorna sulla scena con la natura della sua forza gravitazionale: forse è possibile un ridimensionamento dello strapotere della dea Immagine e del dio Virtuale. *

Sembra suscitare sempre più interesse la salute del corpo e la sua energia naturale.

Il suo ambiente interno ed esterno attrae l’interesse e l’attenzione di moltitudini socialmente e culturalmente trasversali. Moltitudini minoritarie ma in rapida crescita a quel che pare.

Recentemente si sono visti in rete e in piazza grandi raduni che si sono fatti portatori di esigenze di rinnovamento radicale in questo senso.

L’impegno sociale e politico di questi movimenti non potrà tuttavia dare risultati concreti senza un cambiamento di prospettiva e di rotta in merito allo stile di vita.

Non si può “salvare il Pianeta” senza un cambiamento del modo di produrre e di consumare.

Il consumismo dominante, svincolato da criteri ecosostenibili, è in gran parte alimentato da una fame di soddisfazioni che spesso sono il surrogato di bisogni e piaceri primari sacrificati.

È necessaria una nuova consapevolezza (e una conseguente pratica) che metta al centro la riappropriazione della capacità originaria di provare piacere.

Espropriandoci di gran parte del piacere proveniente dai movimenti interni ed “esterni” del nostro corpo, abbiamo attivato una dipendenza crescente da questo consumismo standardizzato e standardizzante.

Taglieggiati progressivamente della nostra energia vitale rischiamo di condurre la vita su un binario che ci seduce, ma che deprime qualità essenziali della nostra stessa natura umana.

La dittatura crescente di un’attività mentale ridotta spesso a banale esercizio classificatorio e a sparuto voyeurismo, comprime e accantona l‘attività del sentire.

Senza il movimento e il sentire corporeo non trovano via di comunicazione alla coscienza i sentimenti e le emozioni e non si accende quella vibrazione energetica dell‘organismo che produce la gioia di sentirsi vivi.**

S’interrompe così un meccanismo complesso e insieme semplice, che è fondamento del piacere che si articola poi nelle varie ramificazioni.

Il meccanismo consumistico dominante è al contrario una semplificazione della potenziale pienezza del piacere, artificialmente indirizzata su innumerevoli e spesso ridondanti corsie preferenziali, preferite soprattutto da chi ne trae il profitto.

L’espropriazione richiede dunque la riappropriazione.***

Cari amici di Greta, cari giovani che viaggiate con lei, la gioia di sentirsi vivi è uno dei cardini per salvare il pianeta...

Mi auguro che mettiate questa idea e questa pratica nella bisaccia del vostro lungo viaggio.

Il mio sarà più breve e sarà con voi...

Buon viaggio a tutti noi!

 

* https://www.freddytorta.com/ilcorponellarete/articoli/8-il-corpo-in-gioco-icnr

** https://www.freddytorta.com/ilcorponellarete/articoli/149-la-colonna-sonora-emozionale-freddy-torta-18-7-15

*** https://www.freddytorta.com/ilcorponellarete/articoli/327-riappropriarsi-di-se-riflessioni-per-una-pratica-freddy-torta-15-11-19

 

 

 

 

    La vita ridotta

Viviamo ridotti... tendenzialmente unidirezionati.
La cultura dominante, attraverso la famiglia, la scuola e l’organizzazione sociale del lavoro e del tempo “libero“, ci indirizza verso una vita che tende a trascurare proprietà fondamentali dell’essere umano.
Quali?

   Una mappa generale delle proprietà a rischio

- Il piacere di sentirsi vivi.

- Il riconoscimento della propria unicità personale.

- L’espressione autentica di sé e l'autoregolazione. 

 - L’amicizia con se stessi e con il proprio mondo emozionale.

- La valorizzazione delle cose elementari.

- La gioia della connessione con la rete dei propri affetti.

 

   Ri-costruire la propria mappa personale
Ri-appropriarsi significa raccogliere proprietà che non utilizziamo.
Innanzitutto bisogna ri-conoscerle.
Come ri-costruire una mappa?
Dove andare a ri-cercare?
Ognuno può trovare i suoi input particolari dalla propria vita.
Esistono comunque delle direzioni e degli strumenti comuni.

   La direzione dell’attrazione

L’attrazione per gli altri che va dall’ammirazione all’invidia, è un ottimo indicatore di proprietà che abbiamo lasciato incolte e che vediamo nell’altro (spesso proiettando un nostro film che rende in parte immaginaria la relazione).
Questo si ritrova costantemente nella relazione d’amore.
È frequente vedere coppie in cui ognuno si sente attratto, di solito inconsciamente, da proprietà dell’altro che non ha coltivato in sè. Questo il più delle volte crea situazioni di parassitismo emozionale, con dinamiche contorte e tossiche.
Per fortuna ci sono anche casi in cui si raccoglie lo stimolo dall‘altro e, per una sorta di emulazione “coniugale”, si fanno crescere le proprie risorse.
Facciamo un esempio.

Definirei “flat news” quelle informazioni poco rigorose e bislacche sul piano della veridicità e della congruità della comunicazione, che ormai circolano diffusamente, bonariamente o meno, nel nostro cyberspazio.

Non sono propriamente fake news, ma possono diventarlo e comunque si prestano ad equivoci e manipolazioni.

In sostanza sono "notizie piatte" che privilegiano la forma e spesso si rivestono di accenti estetizzanti e spettacolari che prendono il sopravvento rispetto alla “scientificità“ dei contenuti.

Un caso evidente e prevalentemente bonario è la pratica, ormai ampiamente dominante sui social, di citare frasi di pensatori illustri senza indicare il contesto da cui sono tratte.

Come fossero fiocchi di parole, stile baci perugina, imbellettano e “certificano” contenuti promozionali “culturali” o semplicemente post autoreferenziali decorati da immagini regalate da Google.

Einstein e Freud spadroneggiano...

Estirpate dal contesto certe riflessioni possono persino significare contenuti dissonanti dagli originari o comunque si possono prestare a manipolazioni comunicative. Senza dimenticare poi che, come scriveva Robert Musil, "Non esiste una sola idea importante di cui la stupidità non abbia saputo servirsi, essa è pronta e versatile e può indossare tutti i vestiti della verità. La verità invece ha un abito solo e una sola strada, ed è sempre in svantaggio." * 

 

 

Una sorta di simbolismo e di emblematismo estetizzante e narcisistico attraversa la cultura occidentale di maniera.

Il tatuaggismo pandemico ne è una manifestazione chiassosa: una moda che accomuna e insieme valida ognuno nel suo orgoglioso bisogno di dire “io sono così! “.

Immagini simbolico-emblematiche, allusive ed espressive di sè o di parti di sè, campeggiano ormai sui corpi della moltitudine occidentale.

Sotto gli occhi del mondo ci si imbelletta di estetismi semantici, inciampando troppo spesso in false rappresentazioni di sè e in comunicazioni fuorvianti o vuote: nel pandemonio dei segni potrà finire che si sembrerà tutti uguali.

Gli sportivi doc, ed in particolare i calciatori, si danno in questo senso un gran da fare.

Le Fake news cominciano presto nella vita di noi umani: quante cose non vere vengono raccontate ai bambini “a fin di bene“?

La più comune e sacra è la favola di Babbo Natale.

Il fine ha giustificato il mezzo di molte false verità che hanno nutrito l’educazione dei figli del Novecento...

Come nascevano i bambini? 

Cicogne o cavoli?

Come dite?...Anche nel Terzo Millennio?

Ok ok...solo che adesso i piccoli dell’uomo cominciano molto presto a navigare e riescono ad anticipare lo svelamento di molte favole.

Cominciano presto anche a scivolare tra le punte degli iceberg e gli scogli di false piste di tempi vecchi e nuovi.

Confrontando la Storia raccontata in epoche diverse e da diversi popoli, quante sirene cantano le false verità?

Bla bla bla bla...

Per non farla più lunga si può dire che da sempre gli umani galleggiano in un mare di fake news.

Oggi però assistiamo a un duplice fenomeno.

Da una parte il loro gran proliferare e dilagare nel mare digitale, che ce le fa arrivare continuamente e in modo capillare a una spanna dal naso.

Quanto è facile ormai confezionare e far girare collane di notizie ghirlandate d’immagini!Si può dire che promuovere il proprio "logo" (inteso in senso non solo letterale ma anche metaforico) attraverso fake news, è diventata prassi consolidata: mal che vada si farà una smentita, ma l'effetto marketing on line, della falsa notizia utile, di solito resta più solido dell'effetto controproducente della smentita. Molti operatori, piccoli e grandi, giocano su questo consapevolmente, sia nell'arena politica che in quella del business: a mio parere si tratta di una nuova stategia promozionale che si irradia surrettiziamente in special modo tramite i Social Network.

Si parla sempre più spesso del QUI E ORA ed è un bene, per arginare le proiezioni mentali verso un futuro astratto e un passato spesso idealizzato.

S’incontra più raramente invece la propensione all’ORGANIZZAZIONE DEL QUI E ORA.

Sembra prevalere l’ottica di un qui e ora inteso come momento da cogliere così come si presenta.

Certamente quest’ottica ci offre un approccio importante e vitale, ma non è l’unica: va a mio parere integrata con quella della programmazione e dell’organizzazione del momento.

Altrimenti, nel flusso della vita, vivremo con intensità e pienezza solo quello che ci capita, che è indubbiamente un’esperienza che valorizza vissuti che andrebbero invece perduti nel mare dell’abitudine dei nostri schemi percettivi, emozionale e cognitivi.

La visione idealista di un Destino personale da riempire con la nostra capacità di vivere il momento, è a mio parere un’espropriazione, ingenuamente spiritualista, della pienezza del nostro potenziale energetico individuale.

Possiamo forzare il “nostro destino “ più frequentemente di quanto pensiamo.

Farci trasportare dall’onda o attraversarla con energiche bracciate sono capacità che si possono alternare.

Nel mare delle occasioni della vita 

Si possono dire molte cose diverse su ciò che è accaduto, sta ancora accadendo e probabilmente ancora accadrà sullo scenario multimediale a proposito di abusi e violenze di natura sessuale a danno delle donne, nell’ambito del mondo dello spettacolo, dello sport e...forse sarebbe meglio dire semplicemente nel mondo...

Una cosa è meglio dire subito, prima di ogni distinguo e di analisi più sottili: l’abuso di potere in campo sessuale sarà meno praticabile, almeno negli ambienti che sono stati coinvolti, niente sarà più come prima.

La violenza e l’abuso sulle donne è un male endemico della nostra cultura, fatte le dovute distinzioni di tempi, luoghi e ambiti socioculturali.

Si può e si deve ragionare su vari aspetti e tra i primi anche sulla possibile complicità di comportamenti e sentimenti femminili, ma è “un bene di prima necessità” che le donne denuncino gli abusi subiti sui posti di lavoro, nelle scuole e nelle università, e in ogni altro ambito sociale.

Nel variopinto mondo dello spettacolo è facile pensare che alcune donne possano voler trarne un vantaggio di visibilità (“seguitemi nelle prossime settimane, che avrò altre cose da raccontare” diceva in questi giorni una star).

Tuttavia è chiaro che le denunce sono in qualche modo anche autodenunce e la visibilità è anche una lesione alla propria immagine e alla propria “situazione” personale.

Che cosa fanno gli psicologi nella vetrina di Facebook?
Osservando qua e là si vedono comportamenti diversi.
C’è chi si mette in mostra con le foto dei propri figli, della propria ultima vacanza, del bel piatto appena cucinato e di altre attività personali, e chi invece rigorosamente si attiene a citazioni di pensieri dei grandi maestri (più raramente dei propri) e a informazioni su iniziative proprie e altrui.
Aldilà della forma proviamo a fare qualche riflessione sulla sostanza.
Per maggiore sinteticità definirò genericamente “psicologo” anche lo psicoterapeuta e “cliente” anche il cosiddetto paziente (naturalmente intendendo entrambi i sessi).
Consideriamo dunque il caso in cui un cliente, abbia “l’amicizia” su Facebook da parte del proprio psicologo, o la possibilità di accesso alle sue pubblicazioni, direttamente o tramite qualche conoscente.
Mettiamoci nei suoi panni.
Che cosa accadrebbe se vedessimo delle foto in cui il nostro psicologo fosse con i figli o con il coniuge, in un atteggiamento che ci creasse un qualche disagio emozionale?
In una relazione in cui il transfert ha un ruolo così centrale, un vissuto del genere potrebbe irrompere in modi diversi, più o meno esplicitati, nella dinamica della terapia e diventare preminente, in forma conclamata o latente.
Ricordo il caso di quando nacque mio figlio e avevo in cura una psicoterapeuta di una quarantina d’anni.
Il lavoro procedeva spedito e la relazione tra noi sembrava salda e in una fase di affettività positiva da parte di lei, con caratteristiche simili a quelle di un “innamoramento” delicatamente seduttivo, come di una giovane figlia verso il padre.
Si trattava di una donna omosessuale.

 Spesso incontro su Facebook pubblicazioni di miei colleghi psicologi che presentano un problema, di solito in modo piuttosto schematico, e chiedono al pubblico dei lettori: cosa ne pensate? siete d'accordo?
In molti casi queste pubblicazioni sembrano avere come obiettivo quello di ottenere un numero alto di risposte in modo da contribuire all'accrescimento del traffico in entrata verso il proprio profilo e così poi avere maggiori canali in uscita per raggiungere il pubblico con i propri post.
Sappiamo infatti che un nostro post non arriva a tutti i nostri amici, ma che l'algoritmo di Facebook lo fa girare più o meno e nelle direzioni indicate da diversi parametri, uno dei quali è l'entità del traffico reciproco tra i vari profili.
Dunque si tratta spesso di "post civetta" utili ad incrementare il proprio "potenziale pubblicitario".
Certamente chi lavora attraverso relazioni d'aiuto, in particolare uno psicologo, dovrebbe chiedersi quale possa essere l'impatto di tutto ciò sui propri clienti, sia a livello conscio che inconscio.
Giacché, a mio modo di vedere, la mancanza di autenticità e la distorsione della verità nell'ottica della manipolazione del consenso, sono nella nostra professione quanto di peggio si possa incontrare.

La citazione generica della fonte attraverso "cit." conferisce una generica paternità autorevole al contenuto postato: perché non esprimersi con contenuto proprio?

È una specie di deresponsabilizzazione e insieme di autoconsacrazione che ha un sapore manipolatorio.

La citazione della fonte che invece indica l'autore è di regola generica: non si riporta il luogo da cui è tratto il contenuto.

Sappiamo bene come sia facile travisare il significato di una frase estrapolata dal suo contesto, a volte fino a poter evocare l'opposto del senso originario. Anche in questo caso si fa leva su un'autorità culturalmente riconosciuta, per dare autorevolezza al proprio contenuto e puntare a far incetta di “like” e condivisioni.

In questa fase primitiva della comunicazione via Facebook, i “like” ottenuti funzionano ancora, per molte persone, come "crediti professionali".

Nella prima infanzia, abbiamo introiettato vissuti di sudditanza (con tutti i vari sentimenti connessi) nei confronti dei “grandi”, a cominciare dai nostri genitori: il grande e il piccolo si sono stagliati nella "nostra anima" come poli opposti, in forme differenti a seconda dei casi.

I grandi numeri ci mettono spesso in uno stato d'animo di subalternità, magari inconsapevole: centinaia o migliaia di “mi piace” possono quindi rappresentare un' Autorità convalidata, nell'immaginario collettivo.  

Chi lavora nelle relazioni d'aiuto, in particolare uno psicologo, quando volesse usare delle citazioni nelle proprie pubblicazioni su Facebook, dovrebbe fare attenzione e chiedersi quale possa esserne l'impatto sulla sensibilità dei propri clienti, sia a livello conscio che inconscio.

Giacché la mancanza di autenticità e la distorsione della verità in un'ottica di manipolazione del consenso, più o meno deliberata, sono quanto di peggio si possa incontrare in questo genere di professioni.

Relatore Freddy Torta

dal canale di Ivan Ferrero

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