Il corpo nella rete
blog saltuario e aperto a contributi
diretto da Freddy Torta


Frammenti
 
come sta il corpo nella rete?
vive nuove opzioni vitali
o-e ne è imprigionato?
quanto e quando?
il corpo siamo noi...

 

Frammenti

 

Mappa collegamenti

Questi frammenti fatti di poche parole e associati ad un'immagine, mirano ad attrarre ognuno verso le proprie aree d'interesse, sulla base delle proprie coordinate emozionali e cognitive.

La Mappa collegamenti di ogni frammento, come anche quella alla fine di altri testi, intende consentire un approfondimento graduale, attraverso i vari passaggi suggeriti e a quelli che il lettore stesso potrà intuire.

cecinestpasunepipe
Questa non è una pipa
e non è banale
meditare
ancora oggi e una volta di più
sull'incantesimo virtuale...
 

 

Mappa collegamenti

 

 

 se ci mettiamo in vetrina

proprio noi

che facciamo da specchio...

penso... 

potrebbe diventare un controsenso

 

 

 

L'apparenza inganna
e nella rete si può apparire
giocando la presenza...

 

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Taglia e cuci…un tempo ci voleva tempo…
Oggi è un momento, un attimo digitale.
Nella rete c’è tutto…acchiappalo ed è tuo…
Può perdersi il pensiero...quello che sta più in fondo.
I “grandi” pensatori si copiano e s’incollano,
i riflettori su di loro…
ci rimane qualche tweet indotto,
le immagini allo specchio di Facebook,
il dinamismo whatsapp…
impulsi sacrosanti…
piccoli ponti che ci tengono insieme.
Ma tu che copi e incolli cosa  pensi?

 

Mappa collegamenti


con le immagini
si immagina
la realtà
...
 

 

Mappa collegamenti

Immagine da un dipinto di Riccardo Orlando per  "L'ISOLA FELICE", Freddy Torta, Silvia Editrice 2005 

https://www.freddytorta.com/scritti/libri/3-l-isola-felice

 

mercoledì 20 novembre alle ore 21 alla Casa della Cultura di MIlano:

Enrico Finzi e Freddy Torta dialogheranno sul tema RIAPPROPRIARSI DI SE'

un confronto tra l'approccio dello Human Tuning e dell'Analisi Bioenergetica

aperto al dialogo con i presenti

 

 

    La vita ridotta

Viviamo ridotti... tendenzialmente unidirezionati.
La cultura dominante, attraverso la famiglia, la scuola

e l’organizzazione sociale del lavoro e del tempo “libero“,

ci indirizza verso una vita che tende a trascurare

proprietà fondamentali dell’essere umano.
Quali?


   Una mappa generale delle proprietà a rischio

- Il piacere di sentirsi vivi.

- Il riconoscimento della propria unicità personale.

- L’espressione autentica di sé e l'autoregolazione. 

 - L’amicizia con se stessi e con il proprio mondo emozionale.

- La valorizzazione delle cose elementari.

- La gioia della connessione con la rete dei propri affetti.

  

Ri-costruire la propria mappa personale
Ri-appropriarsi significa raccogliere proprietà che non utilizziamo.
Innanzitutto bisogna ri-conoscerle.
Come ri-costruire una mappa? Dove andare a ri-cercare?
Ognuno può trovare i suoi input particolari dalla propria vita.
Esistono comunque delle direzioni e degli strumenti comuni.

l'articolo intero nella sezione ARTICOLI:

https://www.freddytorta.com/ilcorponellarete/articoli/327-riappropriarsi-di-se-riflessioni-per-una-pratica-freddy-torta-15-11-19

Oggi la gran parte del movimento possibile è costretto a casa: ognuno dentro alla sua mappa familiare si dovrà arrangiare.
Le discipline meditative sono certamente di grande aiuto, ma per poter accedere alle nostre capacità psicofisiche di distensione, rilassamento e propriocezione è fondamentale passare prima per la carica e la scarica energetica.
La vita ordinaria offriva ogni giorno continuo movimento di carica e scarica: il semplice camminare e ogni altro movimento della giornata: oggi queste attività sono fortemente limitate ed è necessario riattivarle pienamente nello spazio ridotto della vita casalinga.
La Bioenergetica offre un modello particolarmente utile in una situazione come l’attuale.
Caricare significa raccogliere le energie sopite e trattenute nei blocchi del nostro sistema psicocorporeo e risvegliarle in modo che tornino a nostra disposizione.
Scaricare significa liberare con il movimento le tensioni psicofisiche che imprigionano sentimenti che non hanno libero accesso all’espressione e attraverso la loro mobilitazione averne maggiore consapevolezza e padronanza.
Alexander Lowen ha messo a punto un insieme di esercizi raccolti in questo lavoro, redatto con sua moglie Leslie, in cui troviamo alcuni esempi da praticare:

“Espansione e integrazione  del corpo in Bioenergetica”, Leslie e Alexander Lowen, Astrolabio Ubaldini  Edizioni, 1979,

disponibile al link  http://m.centrosarvas.it/1/upload/esercizi.pdf

ognuno può pescare come vuole, io raccomando particolarmente quelli alle pagine 20 28 37 50 55 69 111 114 116

MUOVERCI RESPIRARE SENTIRCI sono l’ABC DELLA VITALITÀ e DELLA PADRONANZA DI SÉ fondamentali per attraversare imprese esistenziali come quella attuale.
Ogni giorno quindi SMARTBODYWORKING!

 

-Purtroppo anche in questa drammatica emergenza non si può non osservare, almeno in Italia, uno scollamento tra Autorità politico-culturale e giovani.
-La realtà ci ha detto fin dall’inizio che i giovani sono meno esposti ai rischi più gravi: l’età media dei deceduti si colloca attorno agli 80 anni e risultano molto rari i giovani in terapia intensiva.

https://www.corriere.it/cronache/20_marzo_11/coronavirus-l-istituto-sanita-maggioranza-contagiati-over-60-ma-ci-sono-43-casi-bambini-f6814aac-6328-11ea-a693-c7191bf8b498_amp.html

 https://www.marionegri.it/magazine/infezione-coronavirus-e-farmaci

 -Ciononostante, e necessariamente, i giovani con meno di trent’anni si ritrovano dentro alla rete del contagio e delle regole per evitarlo.

Non è una posizione semplice.

 -Non è possibile incontrare i propri amici, le coppie non sposate non

possono entrare in contatto se non virtuale, le attività sportive e motorie di gruppo sono congelate, il movimento fisico  è imprigionato...

Ancora una volta gli adulti sembrano privilegiati, anche se anch’essi fortemente limitati: le coppie che convivono possono stare in contatto e vivere pienamente affettività e sessualità... certo anche per loro non è facile, anzi in certi casi la costrizione in spazi limitati, spesso con figli piccoli, può essere “claustrofobica”.

 -È un grande sacrificio che si chiede a tutti, ma ancor più ai giovani, con il loro grande bisogno di libertà, anche “narcisisticamente” trasgressiva, il flusso prorompente di energia vitale che li pervade e alimenta una sana fame di movimento fisico, di relazioni, di sessualità.

 -Bisognerebbe avere cura di come si chiedono questi sacrifici.

Invece troppo spesso i giovani, in particolare gli adolescenti, si ritrovano dentro a un meccanismo coercitivo che usa come mezzo persuasivo l’esortazione moralistica e la manipolazione.

 -Nessuno sembra prendersi cura di parlare apertamente e rispettosamente con quella parte di loro che non ha già una robusta inclinazione razionale e solidale.

 LA NATURA DEL SOGNO 

I sogni sono una trasmissione misteriosa d’immagini, pensieri, emozioni che parlano di noi, e con noi, in un linguaggio portentoso.
Traggono il loro materiale da quel labirinto psicocorporeo di cui noi umani siamo costituiti, quel mondo nascosto e viscerale che chiamiamo inconscio.

Non prendo qui in considerazione le potenziali interazioni con il mondo esterno, se non quelle della nostra quotidianità che forniscono “il materiale diurno” che raccogliamo e introduciamo nei sogni (Sigmund Freud, L’interpretazione dei sogni).

Per chi vuole conoscere se stesso più a fondo, è prezioso avere accesso emozionale e cognitivo alla propria trasmissione onirica.

 

La rappresentazione onirica è già di per sé elemento funzionalmente prezioso. 

In primo luogo in quanto espressione, straordinariamente integrata, di nostre energie psicocorporee di vario tipo, quindi potenzialmente catartica.

Le ricerche recenti, nell‘ambito delle neuroscienze, sembrano inoltre evidenziare che il sogno ha funzioni d’integrazione, elaborazione e smaltimento delle miriadi d’informazioni di vario genere che immagazziniamo durante la vita diurna: una sorta di  “ spazzino creativo “, come è stato definito,  in qualche modo rigenerante.

Su queste funzioni del sogno si trovano interessanti spunti al link

http://www.lavocedifiore.org/SPIP/breve.php3?id_breve=421

 

Stimolanti sono pure le pagine di  “Remando tra i sogni”, M. Zanasi e A.M. Amore, 2010 Franco Angeli, di cui viene offerta un’interessante anteprima al link

https://books.google.it/books?id=K6N58pvMavoC&pg=PA92&lpg=PA92&dq=i+sogni+sono+autocurativi&source

Alla domanda generica “Cos’è il sogno?” rispondono, in modo chiaro e di facile lettura, le pagine 16-22, riportando le ricerche del neuropsicoanalista Mark Solms: il sogno è un’attività mentale complessa, frutto di uno specifico circuito neuronale dedicato, non un sottoprodotto del cervello dormiente.

Tale circuito risulta  essere quello del “ sistema motivazionale appetitivo” che è alla base dei comportamenti di ricerca, interesse, bisogno, desiderio.

Questi meccanismi di eccitazione (arousal) non solo sono attivi durante il sonno onirico, ma sono completamente disinibiti, deregolati; sono in prima linea durante il sonno onirico molto più che durante la veglia.

Ne deriva che i sogni non soltanto sono intrinsecamente motivati, ma sono anche significativi e rivelatori degli stati motivazionali nella loro forma più primitiva.” "La coscienza dell’Es. Psicoanalisi e neuroscienze", Raffaello Cortina Editore, Milano, 2018, p. 138.

https://luigimericosite.wordpress.com/2018/02/21/sogno-e-psicosi-i-meccanismi-comuni-nella-teoria-neuropsicoanalitica-di-mark-solms/

Tuttavia questo circuito neuronale non può spiegare la natura narrativa del sogno e i suoi contenuti onirici, anche se l’architettura neurobiologica che sostiene il processo onirico rispecchierebbe certe funzioni generali individuate da Freud, in particolare quelle di espressione degli impulsi dell’Es. 

 

IL SOGNO IN PSICOTERAPIA 

La finestra sui sogni non si apre per ora più di tanto, con le procedure logico-scientifiche.

Noi che siamo interessati ai sogni dal punto di vista psicoterapeutico, dobbiamo quindi procedere per approssimazioni, intuizioni e avvicinamenti prudenti.

I sogni sono un modo in cui l’individuo può mettere in scena inconsciamente, di fronte ai propri occhi chiusi, rappresentazioni di un mondo profondo che è in lui.

Raccontare i propri sogni, in una seduta di psicoterapia, significa ri-entrare in quel racconto che è stato già raccontato dalla propria attività onirica, quando è stato prodotto e rappresentato. 

Significa quindi anche ri-entrare nel vissuto di quel sognatore che viveva il sogno mentre lo produceva e quando poi lo ricordava.

Nel percorso terapeutico è opportuno perciò aiutare il cliente a “ri-entrare” nel suo sogno, nel senso di ri-sentire, ri-vivere.

Incontro analisi riduttive spesso condizionate dall’endemica malabitudine di usare uno schema oppositivo: chi si schiera con lui e chi con lei...

E poi la solita voglia italiota di riderci su.

Mi risuona la voce di Gaber: “...e l’Italia giocava alle carte...e parlava di calcio nei bar... e l’Italia rideva e cantava...”

Ci sarebbe invece da fare un discorso molto serio per un episodio molto grave mediaticamente (dal latino gravis: che ha peso).

 

1 -Osservazione del fatto (con doverosa attenzione)

-Lato Francesco

Mentre se ne va ed è già in parte girato lei lo afferra per la mano ancorandosi particolarmente, mi sembra, ad alcune dita: la forza di lei che lo trattiene tirandolo un po’, aggiunta alla forza di lui che sta andando nella direzione opposta, deve avere fatto male alle articolazioni di una mano ottantatreenne. La reazione istintiva di rabbia è a mio parere congrua e salutare... 

-Lato signora

Premetto che io, non credente, a trentacinque anni o poco più ho fatto la mia fila per stringere la mano a papa Wojtyla e ci sono riuscito.

Un’esperienza molto forte, perché ho potuto guardare negli occhi una persona mediaticamente sacra e realmente molto piena di energia...

Se, arrivato esattamente al mio turno, lui si fosse improvvisamente girato invece che tendermi la mano, ne sarei rimasto enormemente frustrato e probabilmente arrabbiato.

Immagino la signora, presumibilmente religiosa, con differente età, sesso, nazionalità e cultura, che vede sfumare all'improvviso un momento storico della sua vita...

Disperatamente si è aggrappata a Lui...

Io la comprendo e le dico “brava!, non ti sei arresa, hai preso in mano un diverso destino”.

Se ne fossi il marito sarei orgoglioso di lei.

 

2 -La gestione del fatto

-Premessa

Stimo Papa Francesco e mi piace tanto.

-Analisi

Sta commettendo un grandissimo errore.

Un suo “personale” motivo dominante è il rispetto per il diverso e l’andare incontro.

Ha riconosciuto di aver sbagliato e che può sbagliare perché è un uomo: grande forza per un Papa.

Si scusa tuttavia con il mondo e non con lei, con la quale ha “perso la pazienza “ e ha usato violenza: piccola se misurata con la sberletta, grandissima per l’impatto emozionale della rabbia del Papa su una fedele.

Se fossi un suo consigliere gli direi:

“Francesco chiedi scusa direttamente a lei e proponile un incontro che sani l’incomprensione e la ferita.

C’è un papa che ha voluto incontrare il suo potenziale assassino, non vorrai essere da meno per molto meno...”

 

3 -Conclusione

Certamente uno come lui ci avrà pensato.

Quasi certamente questa sarebbe la sua inclinazione.

Temo che non lo faccia perché il suo Direttorio Politico glielo impedisce. Vince la logica dei tempi di guerra.

L’immagine del Papa deve essere anche quella dell’Uomo Forte.

Quando ci vuole ci vuole!

Questa è la cultura della guerra...

E il discorso diventa più complesso e meriterebbe un articolo molto più diffuso... ma qui non è il caso.

 

Annusando l’aria attorno sembra di sentire crescere un bisogno di realtà.

Non che non piaccia più coltivare sogni ma sembra crescere l’esigenza che ci sia una traccia di credibile realizzazione.

Nel grande karaoke virtuale sembra ci sia fame di reale.

Il corpo materiale ritorna sulla scena con la natura della sua forza gravitazionale: forse è possibile un ridimensionamento dello strapotere della dea Immagine e del dio Virtuale. *

Sembra suscitare sempre più interesse la salute del corpo e la sua energia naturale.

Il suo ambiente interno ed esterno attrae l’interesse e l’attenzione di moltitudini socialmente e culturalmente trasversali. Moltitudini minoritarie ma in rapida crescita a quel che pare.

Recentemente si sono visti in rete e in piazza grandi raduni che si sono fatti portatori di esigenze di rinnovamento radicale in questo senso.

L’impegno sociale e politico di questi movimenti non potrà tuttavia dare risultati concreti senza un cambiamento di prospettiva e di rotta in merito allo stile di vita.

Non si può “salvare il Pianeta” senza un cambiamento del modo di produrre e di consumare.

Il consumismo dominante, svincolato da criteri ecosostenibili, è in gran parte alimentato da una fame di soddisfazioni che spesso sono il surrogato di bisogni e piaceri primari sacrificati.

È necessaria una nuova consapevolezza (e una conseguente pratica) che metta al centro la riappropriazione della capacità originaria di provare piacere.

Espropriandoci di gran parte del piacere proveniente dai movimenti interni ed “esterni” del nostro corpo, abbiamo attivato una dipendenza crescente da questo consumismo standardizzato e standardizzante.

Taglieggiati progressivamente della nostra energia vitale rischiamo di condurre la vita su un binario che ci seduce, ma che deprime qualità essenziali della nostra stessa natura umana.

La dittatura crescente di un’attività mentale ridotta spesso a banale esercizio classificatorio e a sparuto voyeurismo, comprime e accantona l‘attività del sentire.

Senza il movimento e il sentire corporeo non trovano via di comunicazione alla coscienza i sentimenti e le emozioni e non si accende quella vibrazione energetica dell‘organismo che produce la gioia di sentirsi vivi.**

S’interrompe così un meccanismo complesso e insieme semplice, che è fondamento del piacere che si articola poi nelle varie ramificazioni.

Il meccanismo consumistico dominante è al contrario una semplificazione della potenziale pienezza del piacere, artificialmente indirizzata su innumerevoli e spesso ridondanti corsie preferenziali, preferite soprattutto da chi ne trae il profitto.

L’espropriazione richiede dunque la riappropriazione.***

Cari amici di Greta, cari giovani che viaggiate con lei, la gioia di sentirsi vivi è uno dei cardini per salvare il pianeta...

Mi auguro che mettiate questa idea e questa pratica nella bisaccia del vostro lungo viaggio.

Il mio sarà più breve e sarà con voi...

Buon viaggio a tutti noi!

 

* https://www.freddytorta.com/ilcorponellarete/articoli/8-il-corpo-in-gioco-icnr

** https://www.freddytorta.com/ilcorponellarete/articoli/149-la-colonna-sonora-emozionale-freddy-torta-18-7-15

*** https://www.freddytorta.com/ilcorponellarete/articoli/327-riappropriarsi-di-se-riflessioni-per-una-pratica-freddy-torta-15-11-19

 

 

 

 

    La vita ridotta

Viviamo ridotti... tendenzialmente unidirezionati.
La cultura dominante, attraverso la famiglia, la scuola e l’organizzazione sociale del lavoro e del tempo “libero“, ci indirizza verso una vita che tende a trascurare proprietà fondamentali dell’essere umano.
Quali?

   Una mappa generale delle proprietà a rischio

- Il piacere di sentirsi vivi.

- Il riconoscimento della propria unicità personale.

- L’espressione autentica di sé e l'autoregolazione. 

 - L’amicizia con se stessi e con il proprio mondo emozionale.

- La valorizzazione delle cose elementari.

- La gioia della connessione con la rete dei propri affetti.

 

   Ri-costruire la propria mappa personale
Ri-appropriarsi significa raccogliere proprietà che non utilizziamo.
Innanzitutto bisogna ri-conoscerle.
Come ri-costruire una mappa?
Dove andare a ri-cercare?
Ognuno può trovare i suoi input particolari dalla propria vita.
Esistono comunque delle direzioni e degli strumenti comuni.

   La direzione dell’attrazione

L’attrazione per gli altri che va dall’ammirazione all’invidia, è un ottimo indicatore di proprietà che abbiamo lasciato incolte e che vediamo nell’altro (spesso proiettando un nostro film che rende in parte immaginaria la relazione).
Questo si ritrova costantemente nella relazione d’amore.
È frequente vedere coppie in cui ognuno si sente attratto, di solito inconsciamente, da proprietà dell’altro che non ha coltivato in sè. Questo il più delle volte crea situazioni di parassitismo emozionale, con dinamiche contorte e tossiche.
Per fortuna ci sono anche casi in cui si raccoglie lo stimolo dall‘altro e, per una sorta di emulazione “coniugale”, si fanno crescere le proprie risorse.

Facciamo un esempio.
Uno dei due tende alla passività nella comunicazione stando perlopiù piuttosto in silenzio, mentre l’altro tende all’espressione anche invadente.
D’altro canto il primo sa ascoltare mentre il secondo non molto.
È possibile in una dinamica relazionale di questo tipo che ognuno individui nell’altro una propria risorsa non utilizzata sufficientemente ( “dovrei imparare a fare come lei/lui”)
Il più delle volte naturalmente l’individuazione della “direzione “ e l’emulazione non sono sufficienti per la ri-appropriazione.
Sono necessari gli strumenti per procedere.

Lo strumento del ricordare con emozione

Quali strumenti ci possono aiutare?
Torniamo al nostro esempio.
Se uno sta zitto e ascolta, probabilmente ha imparato a farlo nell’infanzia quando, nella posizione in cui si trovava in famiglia, questa era la modalità più agibile e utile.
La ripetizione di questo schema ha portato a una sua strutturazione caratteriale.
Per riacquistare la parte trascurata, in questo esempio quella dell’espressione “aggressiva” di sé, bisogna ritornare indietro.
Ricordare è uno strumento fondamentale.
Quanto più il ricordare è corroborato dalla “colonna sonora emozionale” dei vari vissuti, tanto più risulta efficace.
Le tecniche per ricordare con emozione sono varie: è preferibile comunque che venga coinvolto anche il movimento del corpo, che è la sede viscerale dell’emozione e che quindi smuove e può fare riaffiorare il materiale con cui ri-costruire.

Ricordare con emozione è parzialmente rivivere e ri-appropriarsi di parti di sé rimaste sopite.

La direzione del corpo
Il corpo ci offre varie direzioni di ricerca nel senso della ri-appropriazione.
Una gran parte delle potenzialità del nostro corpo sono sottoutilizzate.

Definirei “flat news” quelle informazioni poco rigorose e bislacche sul piano della veridicità e della congruità della comunicazione, che ormai circolano diffusamente, bonariamente o meno, nel nostro cyberspazio.

Non sono propriamente fake news, ma possono diventarlo e comunque si prestano ad equivoci e manipolazioni.

In sostanza sono "notizie piatte" che privilegiano la forma e spesso si rivestono di accenti estetizzanti e spettacolari che prendono il sopravvento rispetto alla “scientificità“ dei contenuti.

Un caso evidente e prevalentemente bonario è la pratica, ormai ampiamente dominante sui social, di citare frasi di pensatori illustri senza indicare il contesto da cui sono tratte.

Come fossero fiocchi di parole, stile baci perugina, imbellettano e “certificano” contenuti promozionali “culturali” o semplicemente post autoreferenziali decorati da immagini regalate da Google.

Einstein e Freud spadroneggiano...

Estirpate dal contesto certe riflessioni possono persino significare contenuti dissonanti dagli originari o comunque si possono prestare a manipolazioni comunicative. Senza dimenticare poi che, come scriveva Robert Musil, "Non esiste una sola idea importante di cui la stupidità non abbia saputo servirsi, essa è pronta e versatile e può indossare tutti i vestiti della verità. La verità invece ha un abito solo e una sola strada, ed è sempre in svantaggio." * 

 Una sorta di simbolismo e di emblematismo estetizzante e narcisistico attraversa la cultura occidentale di maniera.

Il tatuaggismo pandemico ne è una manifestazione chiassosa: una moda che accomuna e insieme valida ognuno nel suo orgoglioso bisogno di dire “io sono così! “.

Immagini simbolico-emblematiche, allusive ed espressive di sè o di parti di sè, campeggiano ormai sui corpi della moltitudine occidentale.

Sotto gli occhi del mondo ci si imbelletta di estetismi semantici, inciampando troppo spesso in false rappresentazioni di sè e in comunicazioni fuorvianti o vuote: nel pandemonio dei segni potrà finire che si sembrerà tutti uguali.

Gli sportivi doc, ed in particolare i calciatori, si danno in questo senso un gran da fare.

Forme bonarie di flat news narcisistiche trasmutano in fake news: in alcuni casi infatti l’appiattimento estetizzante del contenuto gli fa perdere la  natura comunicativa originaria e lo trasforma in altro. Questi processi di mutazione semantica dei contenuti hanno creato il sostrato per nuove strategie di comunicazione di massa atte a manipolare il consenso su scala planetaria.

Così ad esempio Sky si permette di inserire come news nei propri Notiziari, alcune iniziative sponsorizzate dalla propria azienda nell'ambito dello Spettacolo, come XFACTOR, giocando sul formato "estetico-culturale" dell'evento-spettacolo. L'abito estetico e spettacolare è un formato particolarmente fortunato nella cultura del Web, passepartout per fini  narcisistici, di marketing e di potere.

Nel caleidoscopio narcisistico delle immagini, dei tweet e dei post che ci connettono alla realtà globalizzata e insieme minimalizzata, si perde sovente la memoria dei contenuti e, come in uno spettacolo illusionistico senza pause e senza fine, l’effetto dell’ultima notizia annega la penultima, di cui la moltitudine perde spesso il ricordo nella continua grandinata di spot.

Molti formidabili apparati comunicatori giocano su questo.

Nella rappresentazione mediatica di una questione politico-culturale, si può interpretare con magistrale spettacolarità e straordinaria eco del web, la parte del “Io sono favorevole!” e poi, con medesima efficacia, trasmettere il segnale “Io sono contrario!”: la traccia emozionale preferita, resterà impressa e attiva in molte persone, come un effetto placebo validato dalla forte eco mediatica, in barba allo storico della comunicazione e all’evidenza dei contenuti.

In politica questa è ormai da tempo pratica collaudata.

La massivita’ del flusso delle informazioni è ormai un’onda “anomala” che annega la memoria e spesso produce ottundimento frastornato.

Trump è gran maestro a quanto pare...

Le Fake news cominciano presto nella vita di noi umani: quante cose non vere vengono raccontate ai bambini “a fin di bene“?

La più comune e sacra è la favola di Babbo Natale.

Il fine ha giustificato il mezzo di molte false verità che hanno nutrito l’educazione dei figli del Novecento...

Come nascevano i bambini? 

Cicogne o cavoli?

Come dite?...Anche nel Terzo Millennio?

Ok ok...solo che adesso i piccoli dell’uomo cominciano molto presto a navigare e riescono ad anticipare lo svelamento di molte favole.

Cominciano presto anche a scivolare tra le punte degli iceberg e gli scogli di false piste di tempi vecchi e nuovi.

Confrontando la Storia raccontata in epoche diverse e da diversi popoli, quante sirene cantano le false verità?

Bla bla bla bla...

Per non farla più lunga si può dire che da sempre gli umani galleggiano in un mare di fake news.

Oggi però assistiamo a un duplice fenomeno.

Da una parte il loro gran proliferare e dilagare nel mare digitale, che ce le fa arrivare continuamente e in modo capillare a una spanna dal naso.

Quanto è facile ormai confezionare e far girare collane di notizie ghirlandate d’immagini!Si può dire che promuovere il proprio "logo" (inteso in senso non solo letterale ma anche metaforico) attraverso fake news, è diventata prassi consolidata: mal che vada si farà una smentita, ma l'effetto marketing on line, della falsa notizia utile, di solito resta più solido dell'effetto controproducente della smentita. Molti operatori, piccoli e grandi, giocano su questo consapevolmente, sia nell'arena politica che in quella del business: a mio parere si tratta di una nuova stategia promozionale che si irradia surrettiziamente in special modo tramite i Social Network.

Considerando che gran parte del tempo che la gente passa in Rete viene speso nei "social", ove nella babilonia di un mitico "egualitarismo" continua per ora la libertà di bla bla senza filtri di veridicità, si può capire che senza protezione e senza accorgercene, navighiamo attraverso una continua pioggia di asteroidi che annebbiano la percezione della realtà.

D’altra parte l’accesso alla Rete, se sufficientemente accompagnato da spirito critico e competenza di navigazione, rende possibile un nuovo orientamento nell’impervio percorso dell’animale uomo verso una fuoriuscita dal mondo delle favole tutto stupore e manipolazione: ben sapendo che  non è tutt’oro quel che luccica e che nel firmamento incantato della Rete ci saranno miriadi di asteroidi e molti buchi neri...

Bisognerà allora imparare a navigare con accortezza e scaltrezza, senza restare incantati dal luna park ideologico del Novecento, come se i pirati delle fake news fossero nati col Web e nemmeno però dalle sirene dello spot che trasformano il falso in vero in un attimo algoritmico.

Quindi?

Più attenzione di prima!

Si possono dire molte cose diverse su ciò che è accaduto, sta ancora accadendo e probabilmente ancora accadrà sullo scenario multimediale a proposito di abusi e violenze di natura sessuale a danno delle donne, nell’ambito del mondo dello spettacolo, dello sport e...forse sarebbe meglio dire semplicemente nel mondo...

Una cosa è meglio dire subito, prima di ogni distinguo e di analisi più sottili: l’abuso di potere in campo sessuale sarà meno praticabile, almeno negli ambienti che sono stati coinvolti, niente sarà più come prima.

La violenza e l’abuso sulle donne è un male endemico della nostra cultura, fatte le dovute distinzioni di tempi, luoghi e ambiti socioculturali.

Si può e si deve ragionare su vari aspetti e tra i primi anche sulla possibile complicità di comportamenti e sentimenti femminili, ma è “un bene di prima necessità” che le donne denuncino gli abusi subiti sui posti di lavoro, nelle scuole e nelle università, e in ogni altro ambito sociale.

Nel variopinto mondo dello spettacolo è facile pensare che alcune donne possano voler trarne un vantaggio di visibilità (“seguitemi nelle prossime settimane, che avrò altre cose da raccontare” diceva in questi giorni una star).

Tuttavia è chiaro che le denunce sono in qualche modo anche autodenunce e la visibilità è anche una lesione alla propria immagine e alla propria “situazione” personale.

La citazione generica della fonte attraverso "cit." conferisce una generica paternità autorevole al contenuto postato: perché non esprimersi con contenuto proprio?

È una specie di deresponsabilizzazione e insieme di autoconsacrazione che ha un sapore manipolatorio.

La citazione della fonte che invece indica l'autore è di regola generica: non si riporta il luogo da cui è tratto il contenuto.

Sappiamo bene come sia facile travisare il significato di una frase estrapolata dal suo contesto, a volte fino a poter evocare l'opposto del senso originario. Anche in questo caso si fa leva su un'autorità culturalmente riconosciuta, per dare autorevolezza al proprio contenuto e puntare a far incetta di “like” e condivisioni.

In questa fase primitiva della comunicazione via Facebook, i “like” ottenuti funzionano ancora, per molte persone, come "crediti professionali".

Nella prima infanzia, abbiamo introiettato vissuti di sudditanza (con tutti i vari sentimenti connessi) nei confronti dei “grandi”, a cominciare dai nostri genitori: il grande e il piccolo si sono stagliati nella "nostra anima" come poli opposti, in forme differenti a seconda dei casi.

I grandi numeri ci mettono spesso in uno stato d'animo di subalternità, magari inconsapevole: centinaia o migliaia di “mi piace” possono quindi rappresentare un' Autorità convalidata, nell'immaginario collettivo.  

Chi lavora nelle relazioni d'aiuto, in particolare uno psicologo, quando volesse usare delle citazioni nelle proprie pubblicazioni su Facebook, dovrebbe fare attenzione e chiedersi quale possa esserne l'impatto sulla sensibilità dei propri clienti, sia a livello conscio che inconscio.

Giacché la mancanza di autenticità e la distorsione della verità in un'ottica di manipolazione del consenso, più o meno deliberata, sono quanto di peggio si possa incontrare in questo genere di professioni.

Relatore Freddy Torta

dal canale di Ivan Ferrero

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