Ci identifichiamo con l’immagine che abbiamo di noi, con i nostri schemi ideali: e intanto funzioniamo con il nostro corpo...

Se non siamo soddisfatti della nostra vita e cerchiamo una maggiore pienezza, padronanza ed efficacia, dobbiamo far leva non solo sulla mente ma anche sul corpo e sulla loro interazione sinergica.

Il tesoro misterioso che in gran parte teniamo nascosto è la nostra energia vitale, intrappolata negli schemi psicosomatici restrittivi dettati dalla nostra matrice caratteriale (genetica e “genitoriale”).

Il nostro sistema di funzionamento, insieme sensoriale (propriocettivo e esterocettivo), emozionale, cognitivo e comportamentale, può espandersi se riusciamo ad allentare le maglie costrittive della matrice “genitoriale”, quel sistema difensivo psicofisico, strutturatosi nell’infanzia per rispondere all’ambiente sfavorevole, che continua a condizionare la nostra energia, basandosi fondamentalmente sugli stessi schemi psicosomatici, anche ora che non siamo più bambini e ci troviamo di fronte a un ambiente diverso.

Allentare le maglie della matrice e liberare la nostra energia, un passo dopo l’altro, quel che è possibile, è l’asse centrale del lavoro bioenergetico, che trasforma l’energia vitale potenziale, trattenuta in blocchi psicofisici e incapsulata in immagini mentali, in energia attuale attivabile.

Un lavoro che dovrà poter contare su una più piena riappropriazione di strumenti di base quali il respiro, il movimento, la sensibilità (intesa come capacità di sentire).

Strumenti che necessitano di essere ripristinati nella loro naturale efficacia  e affinati secondo le loro potenzialità.

La loro caratteristica naturale ci aiuta, in quanto il più delle volte essi si plasmano in forme più efficaci proprio mentre si utilizzano.

La riappropriazione della respirazione pienamente vitale, compressa per attundere la sensibilità che conduceva le sensazioni fisiche di sentimenti non agibili nel contesto infantile, servirà a ritornare alla direzione espansiva.

La riappropriazione dei movimenti espressivi negati o limitati, in quanto concorrevano all’incremento della respirazione e inducevano anch’essi all’apertura della sensibilità, abbraccerà il nuovo processo.

La riappropriazione della propriocezione sarà la base per la percezione e consapevolezza dei sentimenti, la padronanza e la congrua espressione di essi.

Questo lavoro psicosomatico potrà condurre per gradi alla riappropriazione dell’integrazione sinergica tra attività mentale e corporea e alla coscienza della propria autentica personalità.

Il lavoro di riappropriazione si deve fondare sulla capacità di un regolare esercizio di centratura.

Centrarsi significa “fermarsi” ed entrare in contatto con se stessi e con l’ambiente, attivando le facoltà ricettive, per comprendere “dove ci troviamo e dove stiamo andando”.

Per il lavoro di centratura possiamo tener conto che:

- la posizione in piedi è potenzialmente più dinamica e proiettata verso la realtà attuale, ha una predisposizione più percettiva verso l’esterno, “operativo-analitica” e meno verso l’interno, ovvero meno propriocettiva;

- la posizione sdraiata è potenzialmente più propriocettiva, retrospettiva, creativa, “onirica”;

- la posizione seduta si può ritenere intermedia, in quanto di solito è meno attiva e dinamica, rispetto a quella in piedi, e stimola maggiormente la ricettività interna.  

Naturalmente la centratura non è la trasformazione o la parziale disattivazione della matrice: è solo una disciplina efficace che accompagna regolarmente il lavoro di individuazione e trasformazione dei nodi psicosomatici del sistema difensivo che si è adattato alla matrice.

Bisognerà anche arrivare ad una ricognizione della mappa che ha indirizzato la nostra energia a consolidarsi (indebolendosi) in comportamenti standardizzati.

Tracciare nuove linee di percorso liberando vissuti negati in quanto inaccettabili: sensazioni, emozioni, pensieri e comportamenti.

Si tratta di un lavoro di rivitalizzazione, ristrutturazione e riequilibrio di funzioni bioenergetiche: respirazione, movimento, sensibilità, alimentazione, metabolismo, sessualità, espressione, creatività, intuizione, pensiero, consapevolezza, accettazione, padronanza, cura, proattivazione, protensione, propulsione...un insieme bioenergetico che riconduca la gioia di sentirsi vivi e di vivere il proprio essere se stessi.  

Ben sapendo che al centro di tutto il nostro sistema psicosomatico c'è l'interazione tra la matrice genetica e quella genitoriale, con la dominante dello specifico modo di essere dell'energia materna, all'interno della quale tutto ha avuto inizio.

E’ una caccia al tesoro del nostro mistero originario e originale, per individuare quanto del nostro “destino” è modificabile, per riappropriarci della nostra libertà possibile, disincagliandola dai ganci che la tengono bloccata e affrancandola dagli schemi ideologici che la limitano e la costringono.

Riprenderci in mano quindi la bussola della nostra consapevolezza per tracciare noi il nostro cammino, senza dover marciare dietro a vessilli ideologici disegnati da Autorità alte e lontane, nel rispetto delle umane diversità.

Lasciamo alla scienza il compito di investigare sulle nostre origini prime e destini ultimi e accontentiamoci di quel Mistero che possa lasciarci la libertà di vivere pienamente il presente, senza steccati preconfezionati da filosofie e religioni prescrittive.

Certo esse ci aiutano ad alleviare la paura della malattia e della morte, il peso delle condizioni a volte insopportabili della vita materiale quando il vento è gelato, ma spesso ci inducono a distrarci dalla ricerca del nostro mondo interiore, sovrapponendo sovrastrutture e schemi spirituali e ideologici standardizzati.

Altrimenti il rischio è che, come diceva il poeta Giuseppe Ungaretti, "la morte si sconta vivendo".